L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Antonio Achilli

 


 

1 - Gli "Archi di Nereo"


La partenza dal porticciolo di Porto Conte è come al solito agevole grazie al fatto che l'ormeggio dista pochi metri da dove si possono caricare le attrezzature ed al ritorno ci si può spogliare al caldo e fare una bella doccia calda.
Le comitive di gitanti sono ormai un ricordo, è l'8 di novembre 1988, domenica, il mare è calmissimo, la temperatura dell'acqua ancora accettabile per usare mute semistagne, le attrezzature sono pronte.
In mare non c'è quasi nessuno, meglio. Un'ultima controllata alle torce, la primaria: un faretto con pacco batteria staccato da 25 watt, la torcia di scorta: una Vega, quella di emergenza: una piccola q-lite nella tasca del jacket, ed il lampeggiatore, tutto funziona correttamente. La scelta del faretto da fissare alla testa è quasi obbligatoria se si vuole allo stesso tempo avere una buona illuminazione e le mani libere, più o meno l'attrezzatura da illuminazione è uguale per tutti.
Siamo in tre io, Nella (mia moglie), Michele (mio cognato) decisi a non sfarci fuggire l'occasione della giornata contemporaneamente festiva e bella, la famosa nuvola dell'impiegato ci perseguita infatti da metà settembre impedendoci di immergerci se non nei vari ridossi.
Abbiamo scelto di partire alle 14.30 sia per sfruttare le ore più calde sia perché il sole inclinato entra più profondamente in questa parte di grotta, quindi tutto a bordo e si parte. Si! "tutto a bordo" perché "i tutti" cioè noi siamo quasi fuori dal gommone per ospitare tutte le masserizie necessarie, è sempre così anche se si cerca di ridurre al quantità di cose trasportate diventa ogni volta peggio anche con un gommone da 4.60, per fortuna il potente 70 cavalli ci porta in planata subito fuori dal porto.
Il mare è proprio calmo in 8 minuti siamo arrivati, ancoriamo proprio pochi metri dopo la punta dell'Asino , in una piccola ansa nella roccia e subito mettiamo in acqua l'equipaggiamento, le torce ecc. per liberare lo spazio necessario per poterci muovere, ci chiudiamo le cerniere a vicenda, indossiamo pinne, maschera, zavorra e via….. in acqua.
Rapido controllo del computer, la temperatura è di 15 gradi in superficie, sarebbe un po' bassa, per le medie stagionali, ma qui è normale infatti da tutte le parti vengono fuori vene d'acqua dolce che contribuiscono a formare un ecosistema tutto particolare.
L'acqua è trasparentissima per pochi metri poi lattiginosa, un controllo reciproco, l'Ok finale e tutti giù, passati i 9 metri la visibilità ritorna ottima ed il termometro segna 13°, proprio di fronte a noi a circa 15 metri l'ingresso della grotta. La volta inizia a - 8, il fondo è a - 18, mentre ci avviciniamo rimango ancora una volta stupito dalla maestosità dell'avangrotta, accesa l'illuminazione entriamo per esplorare la volta dove è certo troveremo soggetti interessanti.
Tra le rocce del fondo fanno capolino diverse cernie che come ci notano spariscono nel profondo della grotta, mentre sornioni branchi di triglie dormicchiano sul fondo, il via vai del pesce è notevole. La volta è coperta di gialle margherite di mare (Parazoantus asinelle), di spugne e di ascidie, di trine di mare, di leptosammia, di tunicati, alcune meduse (pelagia noctiluca) veleggiano nella leggera corrente. Scatto alcune macro ad un bel granchio facchino, ed a diversi rami di corallo (sporadici in questo punto) ed a vari organismi.
Scendendo di qualche metro a -15 si può cogliere una bella visione panoramica guardando verso l'esterno: un ingresso principale largo circa 50 metri e diviso in tre aperture, verso nord altri 3 ingressi che si affacciano dalla parte sud della punta dell'Asino, poi risalendo leggermente fino a -10 e girando verso sud percorriamo per una quindicina di metri una parte di grotta che è separata dalla quella sottostante da un sottile setto di calcare che funge rispettivamente da pavimento e soffitto, è così sottile e permeabile che le bollicine di aria filtrano formando delle belle fontane. Questa parte di grotta è chiamata "la balconata", è completamente gialla dai parazoantus alta circa 4 metri e si affaccia su una parete che sprofonda fino a -30, qui ci si può affacciare a godere lo spettacolo del pesce che transita: grandi branchi di salpe con qualche orata, i dentici, i muggini, nuvole di saraghi. Che spettacolo! E poi a questa profondità si consuma così poco.
Poi ci caliamo in parete per alcuni metri e rientriamo nell'avangrotta dall'ingresso sottostante esposto a sud e spostandoci verso destra ed a una profondità di -15 arriviamo ad un incavo la cui volta (circa 20 mq.) è completamente ricoperta da fittissimi rami di corallo, ancora diversi scatti e la pellicola si riduce drasticamente.
Quindi di comune accordo, verificato computer ed aria, scendiamo fino a - 18 e percorriamo a zig-zag altri due ingressi popolati da molte gorgonie gialle (eunicella cavolini) e da molti alcionari di vari colori per raggiungere nuovamente la parte più ampia dell'avangrotta (circa 50 m. * 30) dove, a nord e nord est, si aprono i 2 tunnel (immersione n.3, 80 m. e 180 m. di lunghezza) che la collegano all'altro ingresso principale: I Sifoni di Nereo (immersione "i sifoni di Nereo"). Ma la nostra meta non è questa bensì un lato della grotta dove sul fondo ci sono alcuni ceriantus viola e, di solito un' Alicia mirabilis che rimane gonfia anche di giorno grazie alla scarsa luminosità ed alla perenne corrente che porta i nutrienti. Infatti la troviamo, consumo gli ultimi scatti. Abbiamo tutti circa 80 atmosfere e sono trascorsi circa 70 minuti, quì il tempo vola, ma siamo ancora ampiamente in curva di sicurezza. Nonostante il freddo ormai si faccia sentire siamo ben certi di non mollare e allora ci dedichiamo ad esplorare la fascia più superficiale della parete, trascorrendo altre 30 atmosfere tra i -10 ed i -6 dove passiamo il tempo a cercare di ammaestrare le donzelle ed i saraghi.
Raggiungiamo in poche pinneggiate la cima dell'ancora, una sosta a - 4,5, ed intirizziti torniamo sul gommone, sono passati 95 minuti nel silenzio, circondati a 360° da bellezze infinite.
Io sono stato qui spesso ma ogni volta che ci ritorno è meglio della precedente: meraviglioso!
Sulla strada del ritorno incrocio Peter del Capo Galera Tauchbasis, porta alcuni clienti, sono già allineati ed equipaggiati, pronti all'immersione, Ahhh…… questi tedeschi! Che clienti, silenziosi, attenti, precisi, ordinati ed ubbidienti, una meraviglia.




        La grotta di Nereo   
       I " sifoni di Nereo"

       I " tunnel di Nereo"