L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Antonio Achilli
2 - I "Sifoni di Nereo"
Primi di settembre 1988. L'amico Stefano, grande appassionato di grotte subacquee, poteva
venire in Sardegna solo in questi giorni, per me invece molto pesanti per il lavoro, ma da
tempo gli avevo promesso di fargli ammirare le bellezze del golfo di Porto Conte e di
accompagnarlo a visitare qualche grotta. Non potevo tirami indietro, quindi optai per la
parte della grotta di Nereo denominata "I Sifoni".
Ci incontriamo nella rada di Tramariglio, dove tengo, alla boa, la mia piccola
imbarcazione in legno: una lancia costruita a Stintino lunga 5 metri e con un diesel da 10
cv, vecchia di 40 anni.
Carichiamo diversi
monobombola: 2 da 16 lt. a 250 atm., 2 da 15 a 200, un 10 di scorta, prevedo infatti dopo
una prima immersione a Nereo di farne un'altra, nel pomeriggio, alla grotta " di
Falco" lungo la costa che da Punta Giglio porta a Capo Galera.
Partiamo alle 9.00, con il motore a metà regime filiamo (si fa per dire) alla incredibile
velocità di 4 nodi. L'ideale per poter ammirare le bellezze circostanti: grandi masse
calcaree che si tuffano in mare, ogni anfratto accoglie palme nane, mirto, rosmarino ed
una varietà di piante tipiche. I marangoni ed i gabbiani che si contendono le sporgenze
ed entrambi competono con i martin pescatori per il cibo. Il tutto in una favolosa luce
mattutina che rende tutto dorato. Dopo circa un ora di entra ed esci da cale e punte
seguendo la linea costiera doppiamo Punta dell'Asino, sotto la quale c'è uno degli
ingressi di Nereo (vedi immersione gli "archi di Nereo"),
e ci infiliamo in una piccola cala a forma di "V": cala del sommergibile. E'
chiamata così per uno scoglio che affiora proprio al centro che sembra la torretta di un
sommergibile.Le pareti che la circondano salgono verticali per circa 150 metri, e
sprofondano fino a - 40, sott'acqua si aprono molte caverne e diverse grotte.
Una delle più belle è
"Il tunnel del sommergibile" che attraversa la punta a nord per uscire a
"cala del fiordo", proprio sotto la scala del "Cabirol" che dall'alto
di Capo Caccia porta alle grotte di Nettuno.
Sulla parete verso sud si apre invece l'ingresso a Nereo detto "Sifoni", nostra
meta di oggi e che tramite due tunnel (immersione "i tunnel di
Nereo") porta agli "Archi di Nereo"(immersione gli "archi di Nereo").
Ancoro vicino allo scoglio, riservandomi in un secondo tempo di assicurare l'ancora, con
tutta calma ci prepariamo ed approfitto per descrivere a Stefano ciò che faremo.
L'immersione che ci attende è inevitabilmente profonda infatti l'ingresso ha il fondo a
-33 e la volta a - 26.
Si va in acqua, caliamo lungo la cima fino a -20 dove assicuro l'ancora, la visibilità
verticale non è troppo buona: due o tre "tagli" dovuti alla variazione di
termoclino rendono l'acqua lattiginosa. Continuiamo a scendere lungo la parete dello
scoglio fino a - 25, la parete è rivestita di claveline, spirografi, alghe calcaree rosse
ed un gran movimento di pesce rallegra l'ambiente. Il fondo è 10 metri più in basso,
formato da sabbia grossa e bianca che rischiara il sito, ancora in ombra rispetto al sole.
Si scorge la parete di fronte, prendiamo per 200° e dopo una trentina di metri arriviamo
all'ingresso di "Nereo sifoni".
Ha forma emisferica ed una larghezza di circa 15 metri, entriamo e percorriamo una decina
di metri quasi in orizzontale, sulla volta spiccano bei rametti di corallo, parazoantus,
ascidie, spugne, tra i quali pascolano dromie, cipree, ed una bella cicala. Poi si apre
una grandiosa sala di (25 m. * 20) con la volta che risale fino a -12, un enorme vano che
anche i più forti fari non riescono a rischiarare completamente, verso sud ovest si
aprono due gallerie: la prima più ampia sulla sinistra divisa in tre parti da due grandi
colonne, la seconda, più stretta, sulla destra. Conducono entrambe al vasto salone di
Nereo archi.
Dedichiamo un po' di tempo ad
ispezionare le rocce del fondo dove troviamo, tra corvine, mostelle e gronghi un
bell'astice sulle difensive, il tempo scorre veloce ed il tempo in curva si riduce
rapidamente, pian piano risaliamo verso i sifoni, sul lato verso est un bel riccio
diadema, Stefano si incanta non ne aveva mai visto prima, allunga le dita per sfiorare gli
aculei lunghi più di 20 cm. e si rende conto della estrema mobilità di questi
echinodermi. Il primo sifone sale quasi verticalmente come un pozzo sbucando a - 4,
l'altro di sezione rettangolare 5*4 quasi perfetta dopo un percorso leggermente tortuoso
esce in parete. Quest'ultimo è solitamente il più interessante, faccio rallentare
Stefano indicandogli di procedere col massimo della cautela ed in perfetto silenzio, di
respirare a "filo d'aria", poi lo faccio avanzare per primo e dopo 3 o 4 metri
và quasi a sbattere con un enorme dentice. Non si sa chi è più meravigliato, si
affrontano per alcuni secondi, poi il pesce lentamente si gira, raggiunge altri due
compagni ed esce, questa volta piuttosto rapidamente dalla grotta.
Anche per noi è tempo di uscire, ci attende un
percorso di un centinaio di metri lungo la parete ed ad una profondità sempre
decrescente, approfittiamo perciò per osservare verso il largo dove un bel branco di
barracuda mediterranei (Sphyraena sphyraena) si muove lento formando e svolgendo un
perfetto circolo, il solito sarago ormai conosciuto da tutti i frequentatori della zona ci
segue come un cagnolino ad un metro di distanza nella speranza che rompiamo un riccio per
lui. Rientriamo alla barca giusto in tempo: stanno arrivando i gommoni di diversi diving
della zona, carichi di subacquei che vorrebbero ancorare, ci spostiamo rapidamente per
dargli spazio. Ora andremo a cala Dragunara dove c'è un piccolo bar sul pontile a
mangiare un panino e spaparanzarci all'ombra, in attesa di eliminare l'azoto in più in un
faticosissimo riposo, questo pomeriggio andremo alla grotta di Falco. Che vita
ingrata
.
La grotta di Nereo
Gli "archi di Nereo"
I
" tunnel di Nereo"