L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Giovanna

 


 

Un'immersione da ricordare :
Ferragosto con le bolle

 

Sicuramente ogni subacqueo ha la propria immersione del cuore: può essere particolarmente affezionato alla prima che ha fatto, alla più profonda, a quella in grotta o a quella che ha segnato il battesimo dei mari tropicali o a tante altre ancora, perchè ogni immersione è una storia a sé.
Nel mio dive-log la pool-position se l'è aggiudicata l'immersione del 15 agosto 1997 effettuata alla Secca della Colombara, davanti alle coste laviche dell'isola di Ustica.
Le emozioni provate quel giorno sono così tante, che per non tralasciarne neanche una la cosa più semplice è quella di raccontare l'immersione:
ore 9,30 partenza dal porticciolo di Ustica, a bordo di un enorme gommone, in compagnia di altri sette sub, due istruttori e un aiuto istruttore. Mentre il gommone solca quelle acque blu cobalto ricchissime di vita e il "sol leone" mi fa quasi desiderare una muta più leggera della 5 mm che indosserò all'ultimo momento ( la temperatura dell'acqua è di 26 gradi !!), penso che sto vivendo un ferragosto completamente diverso dai miei soliti: per la prima volta l'argomento del giorno non riguarda se è meglio cucinare lasagne al posto dei ravioli, se scegliere un pranzo in casa o gettarsi nella confusione del ristorante. Intorno a me c'è solo il mare e questo mi rende ancora più impaziente di iniziare l'immersione. I miei pensieri si interrompono sentendo che il gommone che si ferma: inizia la nostra preparazione.
Il cappello della Secca è a 3 metri sotto di noi; ci viene consigliato, quindi, di indossare l'attrezzatura in acqua, per poi scendere lungo il cavo dell'ancora (in quel punto la corrente si fa sentire abbastanza). Arrivata nel punto stabilito dalla guida e dopo aver riformato le coppie, mi rendo conto del paesaggio che mi circonda. I massi lavici neri come il carbone, tipici delle immersioni di Ustica, sono spariti. Al loro posto formazioni calcaree così bianche da far pensare di essere sulla luna anziché sott'acqua. Alzo lo sguardo: la sagoma del gommone è così vicina, ma il profondimetro segna già 10 mt. Mi guardo ancora intorno: ricci neri dai lunghi aculei e un'infinità di donzelle pavonine multicolori completano il quadro. La guida in testa al gruppo dà il segnale e, come era stato suggerito durante il breafing, in fila indiana cominciamo la passeggiata, rimanendo quasi attaccati ai sassi per sentire meno la corrente che ci contrasta.
Le roccie finiscono improvvisamente e davanti a me gli altri sub spariscono uno dopo l'altro. Passa solo qualche secondo prima che mi possa rendere conto di quello che mi sta per accadere: una planata nel blu!!!!! Il cuore comincia ad accelerare per l'emozione è come un lancio con il paracadute. L'acqua è talmente limpida che sembra non esserci niente tra me e il fondale che si avvicina; saper di poter gonfiare il GAV per rallentare la discesa non serve a rallentare il battito del mio cuore. Ma non faccio in tempo a sorridere compiaciuta alla guida che chiude il gruppo, che un branco di barracuda mediterranei mi sfila davanti. Ci passano talmente vicini e così lentamente che verrebbe la voglia di toccarli. Si sentono i padroni di casa e sono così ospitali che ci offrono una seconda sfilata !!!. Con gli occhi increduli guardo il profondimetro: 27 mt. Cerco la guida davanti a me e, per un attimo resto un po' confusa. Michele, la guida, sembra un cane da punta: il corpo completamente immobile e allungato; il respiro appena accennato e il braccio destro con l'indice teso ad indicare una cernia così grande, ma così grande che la mia prima reazione è quella di portarmi le mani nei capelli (anzi nel cappuccio). Lì ferma, con quell'occhione grande ci guarda incuriosita, chissà cosa pensa nel vederci strattonare l'uno con l'altro in preda ad una grande agitazione, come se fosse possibile non vederla!
Meno 30 metri, l'immersione continua: Michele ripresosi dallo schok, come tutti noi del resto, a questo punto sembra essersi trasformato in un polpo !! Ma non bastano otto braccia per riuscire ad indicare tutte le altre cernie che ci accompagnano mentre iniziamo lentamente a risalire.
Intorno ai 18 metri l'ultima emozione ci viene regalata da una bellissima parete a strapiombo tutta ricoperta di parazoantus arancioni, che non ha niente da invidiare ai colori delle barriere coralline. Arriviamo così al punto scelto per la sosta di decompressine. Il mio manometro e quello di altri sub segna ancora 100 atmosfere, imploriamo tra le bolle un atto di grazia per rimanere ancora a contemplare questo Paradiso. Ma la risposta è una sola: pollice verso l'alto. Sigh!
Fuori dall'acqua il caldo si fa sentire tutto: sarà forse per questo o per le emozioni troppo intense che inizio a gridare di voler tornare giù e ancora con indosso muta e pinne mi scateno in un ballo sul gommone.

Che dire di più: sicuramente Ustica, per il mese di agosto '98 potrà contare sulla mia presenza!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Giovanna

 


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