L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Giovanni Rana

 


 

Era il dodici giugno 1944

 

Era il dodici giugno 1944 il KT 12, un cargo armato in forza al contingente delle truppe tedesche di occupazione di stanza in Italia, solcava il tirreno alla volta di Cagliari. Era partito il 5 giugno dal porto di Livorno e aveva il compito di rifornire di carburanti le truppe tedesche di base in Sardegna. Il capitano e il nostromo chiacchieravano sul ponte scrutando l'orizzonte. Era una bellissima mattina e il fascino della costa sarda faceva dimenticare gli orrori della guerra. Il mare era calmo e il sole alzatosi dall'orizzonte ad oriente colorava la costa di colori stupendi. La missione era quasi a termine di li a poco avrebbero raggiunto il porto di Cagliari. L'argomento del loro discutere era la prossima destinazione della loro unità, pare verso le coste del nord Africa. In quel momento il cuoco, che era un burlone e non mancava l'occasione di ridere e far ridere chi lo circondava, portando una tazza di caffè allietò i presenti con il racconto di una barzelletta. L'atmosfera era rilassata, come sempre ad ogni fine missione e tutti, ufficiali e marinai semplici, si auguravano, appena arrivati a Cagliari, di ottenere, almeno una breve licenza. Nulla faceva presagire quello che di li a poco sarebbe successo. Quella stessa mattina in quella zona di mare antistante il golfo di Orosei era presente anche un sommergibile inglese il Safary. Pattugliava quel tratto di mare alla ricerca di navi nemiche da affondare. Il suo compito era proprio quello di impedire o rallentare significativamente il rifornimento di armi, munizioni, carburanti e generi di conforto alle forze tedesche impegnate ormai su più fronti di combattimento. Il capitano del Safary avvistò il Kt 12 nel suo periscopio in placida navigazione. Con calma ordinò ai suoi di armare i tubi lanciasiluri e comandò all'equipaggio del sommergibile l'assetto di combattimento. Ad un suo ordine secco partirono in sequenza due siluri diretti verso il Kt 12. Pochi istanti dopo raggiunsero l'obbiettivo aprendo un grosso squarcio a prua della nave. Erano ormai le dieci in quella mattina del 12 giugno 1944 e il comandante tedesco capì quasi subito che la falla era irreparabile. Ordinò ai suoi di abbandonare la nave e con rammarico l'abbandonò egli stesso. Il Kt 12 impiegò circa quattro ore di lenta agonia per sparire fra i flutti del tirreno centrale davanti ad Orosei e alle 14.00 si inabissò. Sono passati 54 anni da quell'evento bellico e una mattina di giugno del 1998 mi chiama Massimo un amico che conosce la mia passione e tutti i miei più profondi segreti subacquei. Mi parla di due turisti tedeschi che hanno sentito parlare del relitto del Kt 12 e vorrebbero visitarlo, sono due soli e hanno dei brevetti di secondo grado e una certa esperienza, mi chiede se sono interessato ad accompagnarli. Lui sa come qualsiasi occasione sia per me buona per immergermi sul Kt 12 e quindi è ovvia conseguenza darci appuntamento sul molo di Osala dopo un ora circa. Ci troviamo tutti e quattro all'appuntamento convenuto e mentre montiamo le attrezzature e chiacchieriamo del più e del meno inizio a raccontare loro la storia del relitto. Tutti i subacquei sanno come sia affascinante immergersi sui resti di un relitto sommerso ma come lo sia, in misura maggiore, quando si conosce la storia e le circostanze che portarono all'affondamento. Caricate le attrezzature sul gommone sciogliamo l'ormeggio e salpiamo per la nostra destinazione. Il mare è calmo e il sole di mezzogiorno ci riscalda a dovere, gli spruzzi della prua disegnano ricami degni di quelli di Firenze sulla superficie liscia dell'acqua. Una breve navigazione di circa un miglio e mezzo ci porta sul punto dell'affondamento. L'ancora fila decisa verso il fondo sabbioso di trenta metri e in poco tempo ci garantisce l'ancoraggio sicuro. Veloce briefing, attrezzature in acqua e giù, pronti a godere di questa nuova avventura. Scendiamo tutti insieme verso l'ancora e la trasparenza dell'acqua ci rende l'immagine di questa nave appoggiata sul fondo sabbioso a trentadue metri di profondità, in perfetto assetto di navigazione. Il relitto ha trovato la sua pace eterna nel più affascinante museo naturale che avrebbe potuto meritare, nel blu silenzioso e limpido del mare nostrum. Il Kt 12 è integro in quasi tutte le sue parti. A poppa fa bella mostra di sé un cannone di 75 mm, mentre gioca a nascondino una bella grancevola. Ci spostiamo sulle fiancate dove sono ancora chiaramente visibili sia l'ancora di rispetto che la ruota del timone. Faccio notare ai miei ospiti le mitragliatrici e gli oblò della cucina. Proviamo una penetrazione del relitto con una certa cautela e mentre scendiamo scodinzola via un po' imbronciata una bella cernia bianca forse disturbata dal nostro rumore. Nella sala macchine illuminiamo una bella mustella che sembra intenta a studiare i manometri della pressione, ancora intatti. Arriviamo fino allo squarcio di prua dove troviamo una quantità innumerevole di fusti di carburante. Subito dopo essere usciti dallo scafo Massimo si dirige, chiedendoci di seguirlo, verso dei camioncini e un carro gru distanti circa trenta metri. Sono abitati da un bel grongo e da delle murene per nulla spaventate dalla nostra presenza e subito dopo vediamo un bell'astice di proporzioni ragguardevoli che ci spia dal suo nascondiglio nelle lamiere per nulla intimorito. Il tempo è passato in fretta e a questo punto richiamo l'attenzione dei miei compagni sulla necessità di risalire. Noto un certo rammarico negli sguardi dei nostri due amici tedeschi e mi riprometto di riportarli in questa immersione non appena possibile. Riguadagnato il cavo dell'ancora risaliamo fino alla tappa di sicurezza e poi fuori sul gommone. I commenti dei due tedeschi non ci sono molto chiari nel contenuto ma senz'altro di più nell'entusiasmo che dimostrano. Sono veramente compiaciuti di questa immersione e me lo dicono apertamente. D'altronde come non lo si potrebbe essere dopo una immersione su un relitto ritenuto da moltissimi subacquei il più bello del mediterraneo?

Giovanni Rana

 

L' O MAR diving center è in località Osala di Orosei tel. 0368.3945399 0338.3926088 fax 0784.998344 dispone di tre imbarcazioni: un gommone di 7 metri un gommone di 4.30 metri e una barca di 6 metri. Ha un centro di ricarica ARA e attrezzature e bombole per soddisfare tutte le richieste possibili. E' gestito con competenza ed esperienza da Giovanni Rana che oltre alla professionalità regala ai clienti anche una buona dose di amicizia e simpatia. L'O MAR diving Center organizza corsi di immersione con rilascio di brevetto internazionale ACUC dal livello Introductory al Dive Master. A richiesta è possibile prenotare sistemazioni alberghiere, in appartamenti o camping . Per informazioni telefonare allo 0368.3945399

 


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