L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Pierpaolo Pacione   

 


 

Le Castella

 

La suggestione improvvisa del grande castello di pietra arida coglie allo stomaco non appena ci si affaccia nella piccola baia di Le Castella. La mole dell'edificio che da il nome a questa piccola cittadina Calabra è imponente, con radici perdute negli anni trascorsi sul bordo del mare. Probabilmente già Roma utilizzava il Castello come punto di riferimento. Oggi, forse un po' troppo abbandonato all'incuria dei turisti, il Castello non perde il suo fascino e si specchia, sicuro di sé e del proprio destino, nelle limpide acque del Mar Tirreno.
Ho conosciuto queste acque grazie ad un istruttore, Raniero, ora caro amico, che con la solerzia e la dovizia che contraddistinguono tutti coloro che amano qualcosa, mi ha non solo insegnato a scendere, ma anche ad amare questi fondali, che ricchi all'inverosimile di qualunque forma di vita, sono, o dovrebbero essere secondo me, l'invidia di molti più rinomati posti.
La vita che anima i fondali della Calabria è insospettabile, ricca, lussureggiante, tale da lasciare anche il sub più smaliziato a bocca aperta. Siamo arrivati velocemente sul luogo di immersione, il tempo necessario ad infilarsi la muta e sistemare l'attrezzatura. Raniero da sguardo al GPS, ed uno molto più esperto ai riferimenti a terra, a me sembrano sempre diversi ! Ci conferma le ultime raccomandazioni prima di scendere, la composizione delle coppie e poi, uno ad uno, finalmente ci gettiamo nelle invitanti acque. Si nuota a profondità accessibili anche ai meno esperti, tra saraghi, dentici e murene che si affacciano come matrone al balcone delle loro tane, guardando stupite la nostra intrusione. Si scende qualche metro e l'incontro con cernie, per nulla spaventate, è quasi sicuro: mi guardano leggermente al traverso, l'occhio esperto mi valuta e poi, con un morbido colpo di coda, si allontanano, lasciandomi con un palmo di……..erogatore. Si scende ancora, a quota -30, uno sguardo al manometro, un altro ad uno splendido esemplare di Anthias rosa ed ecco l'incontro tra i più inattesi a queste quote: un'aragosta; anche lei, tutto sommato più seccata che intimorita, indietreggia qualche metro e si intana, lasciando intravedere le lunghe antenne.
L'immersione termina anche troppo presto; il Taglio di Ponente, con il suo blu intangibile ed infinito, meriterebbe ore. Il segnale di risalita mi coglie impreparato; il buon maestro ci chiama a raccolta e, senza indugio, ci riporta felici in barca, dove fino al ritorno in porto non si farà altro che raccontarsi quello che tutti abbiamo visto, come se questo potesse in qualche modo farci rivivere un sogno terminato bruscamente.
Forse per qualcuno questa è la cronaca di una immersione qualunque, quella che fa tutti i week-end, o forse tutti i giorni, ma per me ha un significato particolare: è stata la mia consacrazione definitiva a subacqueo, se posso avere l'ardire di chiamarmi così. Da quel momento non sono più riuscito a dimenticare quella sensazione inebriante e fantastica di non essere solamente ospite tollerato in una dimensione diversa, ma parte integrante di qualcosa che comunque mi apparteneva nell'ancestrale memoria dela nascita. L'acqua della Calabria mi ha stregato, in maniera definitiva: mi sono portato via una muta forse troppo leggera, un gav e un paio di pinne dal mio amico e per tutto l'inverno, non appena mi si è presentata l'occasione, mi sono nuovamente immerso, soffrendo il freddo in certi momenti, ma sempre, alla fine della giornata pienamente soddisfatto e completamente rigenerato dalla mia sempre nuova avventura subacquea.
Oggi il sole ricomincia a splendere dorato, nell'aria la brezza fredde cede il passo ad una più mite aria, ed io ho già cominciato a sognare l'estate. L'amico Raniero, instancabile istruttore, ottimo amico, con la sua gioia di far vivere quel mare che conosce sin da bambino, non riposa un attimo, sempre pronto ad una spiegazione o ad un consiglio non fa pesare la sua esperienza. Il suo amore per la subacquea sembra non avere confini; lo lascio a fine estate un po' derelitto, deciso quasi ad abbandonare tutto e lo ritrovo in primavera con centinaia di idee per la testa e centinaia di chilometri sulle spalle per riorganizzare tutto e ripartire alla grande.

Pierpaolo Pacione



 

 


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