L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Franco   

 


 

Immersione a Mal di Ventre      

 


Sono venuto in questa zona della Sardegna a cercare l'isola che non c'è. Avete capito bene, ma non temete non sono un emulo di Peter Pan e nemmeno matto. L'isola che non c'è, qui esiste veramente. Più precisamente si tratta dell'isola di Mal di Ventre che insieme allo scoglio Catalano e parte della penisola del Sinis forma un nuovo parco marino che tutela questi ambienti, ancora per fortuna, non sfruttati dalla speculazione selvaggia che, in altre zone della Sardegna, ha operato con una cementificazione selvaggia, deturpando di fatto, una delle bellezze naturali di cui il nostro paese andava giustamente fiero. In questa zona della Sardegna, si possono trovare ancora, tratti di costa e di mare, incontaminati, rimasti per secoli intatti. Strano nome Mal di Ventre; chiedo spiegazioni e mi dicono che l'isola veniva un tempo chiamata anche "Malu Entu" da vento cattivo, ovvero il maestrale, che in questa zona è il vento dominante. Questo nome però è foriero di cattivi presagi e ai sardi nati in questa zona non fa piacere sentirlo nominare. Il termine Mal di Ventre invece, contrariamente a quanti pensano che sia una storpiatura dei cartografi piemontesi, pare invece che sia l'antichissimo nome dell'isola dato dai Fenici, che veniva così definita per via dei malefici effetti, al basso ventre, che produceva il mare mosso ai naviganti dell'epoca. Nella punta più a nord della penisola del Sinis si trovano alcuni insediamenti abitati quali Su Pallosu, Putzu Idu e Mandriola, tutti caratterizzati da piccole costruzioni di pescatori o di residenti dell'interno che hanno deciso, su queste spiagge bellissime, di edificare la loro casa di villeggiatura. In realtà qui il turismo è solo agli albori: se si eccettua qualche agriturismo e due soli alberghi, peraltro di pochissime camere, tutto il resto è ancora da inventare. A Putzu Idu oltre ad una spiaggia bianchissima che mi ricorda tanto le Maldive, trovo il nuovo 9511 Diving Team. E' un diving attrezzato che in maniera molto professionale mette a proprio agio i clienti facendoli diventare quasi subito amici. Davanti allo spuntino pomeridiano che ci offrono, manifesto il desiderio di immergermi all'isola di Mal di Ventre. La ragazza della reception mi dice che organizzano quotidianamente una uscita fullday per quella destinazione con una barca di 10 metri che vedo ancorata nella rada, il programma prevede due immersioni, pranzo a bordo e sbarco sull'isola per una visita direi, obbligatoria. Anche il prezzo mi pare interessante e prenoto per la mattina dopo per due subacquei, io e mia moglie che, sono certo, non vorrebbe perdere questa occasione, anche considerato il fatto che il diving ci mette a disposizione il servizio di mini club per il nostro piccolo bambino, regalandoci così la possibilità di immergerci ancora insieme. Appuntamento al diving per il giorno dopo alle 8.45. La mattina seguente siamo un po' in ritardo e arriviamo sul posto solo alle 9 passate. Nessun problema, ci hanno aspettato offrendo il caffè e cornetti a tutti. Le attrezzature sono già imbarcate e a noi non resta che salire a bordo e goderci questo trasferimento di XXXXX miglia, fino allo scoglio Catalano ad andatura ragionevole. Chissà come mai, ma le immersioni di corsa seduti su un gommone ballonzolante picchiando reni e fondo schiena sul tubolare non mi sono mai piaciute. Ivan, la nostra guida, un cristone grande e grosso, ci spiega che ci immergeremo la mattina allo scoglio Catalano e successivamente, dopo aver ancorato all'isola di Mal di Ventre e aver pranzato a bordo, potremo scendere a terra con il gommoncino di servizio per visitare l'isola prima della seconda immersione. L'atmosfera mi pare adatta per una giornata da ricordare nelle fredde serate invernali con gli amici. Il mare è una tavola, la leggera foschia fa presagire che a mezzodì avremo una temperatura equatoriale, e la barca, comoda e con spazi a bordo decisamente umani, ci asseconderà in questo. Mia moglie mi prende alla lettera e dopo essersi spalmata dei suoi unguenti, per me nauseabondi, si stende sul prendisole di prua a godere questi raggi mattutini, io preferisco chiacchierare con la nostra guida e familiarizzare un po'. Mi racconta di essersi innamorato di questi luoghi e di come sia bella questa Sardegna, soprattutto in stagioni come settembre e ottobre, quando noi terricoli stiamo già "tirando la lima" da un paio di mesi, qui il tempo è ancora clemente e si respira ancora i profumi dell'estate. Mi racconta che il parco marino ha una estensione di circa 30.000 ettari pari a circa 100 volte il parco marino di Portofino. E' stato istituito nel dicembre del 1997 ma Mal di Ventre da sempre è stata meta di turisti che giornalmente traghettano dai centri turistici della penisola del Sinis per passare una giornata sull'isola, un vero paradiso terrestre, sufficientemente grande da consentire il ridosso e abbastanza piccola da conservare intatti i colori e i profumi della vegetazione mediterranea. Mi dice che è possibile avvistare il rarissimo gabbiano corso mentre sono comuni in tutto il Sinis e soprattutto nella riserva naturale del WWF i fenicotteri rosa, il falco pellegrino e quello di palude, nonché il cavaliere d'Italia. E se siamo fortunati, aggiungo io, riusciamo anche a vedere qualcuno dei bambini dispersi e Peter Pan che duella con Capitan Uncino. Ridiamo e aumenta così una certa confidenza fra noi. E sott'acqua, chiedo? Beh! mi risponde, sott'acqua è veramente un paradiso, l'acqua è quasi sempre cristallina e non è raro riuscire a vedere la superficie da profondità rilevanti. Gli incontri con i pelagici come ricciole, tonni o addirittura barracuda non sono così inconsueti. Ma la parte del leone la fa la conformazione del fondale con canaloni, grotticelle, pareti ripide e dei colori spettacolari con formazioni coralline e spugne nella parte delle protagoniste. Senza accorgermene è passata già quasi un ora e nel frattempo siamo arrivati al Catalano, uno scoglio roccioso in mezzo al mare a circa tre quattro miglia dalla costa sormontato da un vecchio faro ormai in disuso. L'ancora fila velocemente verso il fondo sollevando piccoli schizzi d'acqua chiara. Ivan ci mostra un tabellone dove è raffigurata la nostra prossima immersione. Assistiamo al brefing in religioso silenzio. Ci illustra il percorso che dovremo seguire e quello che incontreremo, oltre naturalmente a quello che potremo incontrare e alle precauzioni da adottare; ci raccomanda di segnalare la riserva d'aria e precisa le procedure di emergenza. Vedo mia moglie rassicurata e tranquilla, la calma di Ivan con il suo brefing ci ha infuso una certa sicurezza. Il bordo basso della barca, a pochi decimetri dalla superficie del mare, ci facilita l'entrata. La temperatura dell'acqua non è proprio torrida e un filo di brividi mi arriva dalla schiena, appena entrati. Ma è solo un momento forse dovuto al sole che ci aveva riscaldati fino a questo momento. Scendiamo verso l'ancora tutti in coppia. Ivan resta scostato e ci controlla tutti e dieci. E' proprio vero: la trasparenza dell'acqua è entusiasmante e i colori sono ancora meglio di come me li aveva descritti. Le spugne e gli altri organismi marini danno una sensazione stupenda accentuata alla luce del sole, che in questo caldo giugno, penetra decisa, in questi primi dieci metri di profondità. All'ancora posata su un fondale di circa 15 metri ci aspetta un branco di saraghi che per nulla intimoriti della nostra presenza circumnavigano il nostro gruppo fino a sparire dietro un grosso masso. Scendiamo per seguirli e improvvisa rileviamo la sagoma di una grossa cernia che, lei si' disturbata, scappa velocemente e ci lascia con tanta voglia di correrle dietro. Seguiamo la nostra guida lungo un canalone che assomiglia tanto al gran canyon americano e arriviamo ad un pianoro di sabbia a circa 22 metri di profondità. A questo punto Ivan ci mostra una tana di mustelle davvero fuori taglia, che occhieggiano in fondo alla spaccatura abbastanza spaventate. Poco distante una bella murena ci mostra il lavoro del suo dentista, decisamente pregevole. Girovaghiamo intorno a questi grossi massi, apparentemente senza meta anche se la nostra guida dimostra di seguire un percorso preordinato. Svoltato un angolo, di nuovo la grossa cernia che era fuggita prima. Davvero bella e di almeno una ventina di chili; questa volta pare non abbia particolare timore e scivola via, lungo una spaccatura ma senza fretta. Ci infiliamo in un suggestivo passaggio sotto un arco naturale che ben si presta a alcune foto ricordo. Approfitto dell'occasione e chiedo di scattare una foto con la mia macchina al sub che mi precede nel gruppo. L'occasionale fotografo però si distrae subito da quello che passa alle nostre spalle: un bel branco di ricciole da almeno venti chili l'una che corrono come se stessero perdendo il treno. Ovviamente lo scatto è per loro e ne sono ben contento. Ricaricata la Nikonos, tocca a me e mia moglie, a questo punto, essere immortalati sotto il famoso "arco dei sospiri". Dopo lo scatto ritorno in possesso del mio bell'arnese, come lo chiama Lei, giusto in tempo per verificare che il rullino da trentasei scatti è stato appena sufficiente per ricordare questa discesa. E' tempo di risalire e magicamente ritornati nel punto dove avevamo lasciato l'ancora dopo circa 50 minuti usciamo tutti vicino alla nostra barca. I commenti estasiati, appena tolti gli erogatori dalla bocca, si sprecano. E' stata una bellissima immersione e la soddisfazione è palpabile. Risaliamo a bordo e mentre smontiamo le nostre attrezzature e riponiamo le bombole scariche, l'ancora è già stata salpata e puntiamo diretti a Mal di Ventre. Impieghiamo solo mezz'ora a percorrere le quattro miglia che separano il Catalano dall'isola. Man mano che ci avviciniamo scopro finalmente l'isola che non c'è. E' proprio l'isola che sognavo, nelle mie fantasie di ragazzo e qui si è di colpo materializzata. La macchia è tipicamente mediterranea, ma quello che mi affascina è l'aspetto selvaggio che mi si prospetta. Scendiamo a terra alla "Caletta" con il gommoncino di servizio della barca. Da vicino è ancora più bella e noto con piacere che, nonostante le centinaia di turisti che vi approdano ogni giorno, soprattutto d'estate, la pulizia dei luoghi è ancora una costante e il rispetto dell'ambiente ha qui trovato una concreta applicazione. Dopo una breve passeggiata e un bagno ristoratore, risaliamo a bordo per il pranzo. Una cosa leggera ma stuzzicante a base di insalata, pomodori, mozzarella, pollo freddo e frutta a volontà; l'ideale per affrontare tranquilli la seconda immersione. Poi una pennichella all'ombra della tenda di poppa fino alle tre e mezza quando la nostra guida ci ricorda che è ora di prepararci per la seconda immersione. Appena tuffati ci rendiamo conto di come l'istituzione del parco marino stia già producendo i suoi frutti. Nuvole di saraghi e di castagnole ci avvolgono, mentre in lontananza la sagoma di una grossa cernia in candela si intravede fra le rocce. L'immersione non è impegnativa e riusciamo così a godere di tutto ciò che ci circonda. Il sole più basso di questa mattina disegna coreografie colorate di toni caldi e riposanti. Gli attori principali, i mille saraghi, le migliaia di castagnole, un paio di piccoli polpi e qualche bel dentice un poco rifilato sembrano gioire di questo habitat. Questa seconda immersione è veramente una passeggiata, massima profondità 18 metri ma ricchissima di grotticelle, anfratti, canaloni e conformazioni rocciose che da sole sono l'oggetto della nostra attenzione. E in questa natura troviamo veramente un notevole appagamento anche senza dover per forza affrontare profondità rilevanti. Ivan ha ragione il Mediterraneo per noi europei è ancora un mare tutto da scoprire. Il tempo però passa inesorabile e dopo quasi quaranta minuti di immersione, anche se la riserva d'aria non ha raggiunto il limite, siamo richiamati dalla nostra guida e costretti a risalire a bordo. Usare il termine "costretti" mi pare assolutamente indicato, in questo caso, perché davvero in questa immersione e in generale in questa giornata di mare, ho riscoperto l'emozione delle mie prime esperienze risalenti a circa vent'anni fa, quando le mete subacquee, come il Mar Rosso, oggi ormai comuni fra noi subacquei, facevano parte della coreografia dei film di Cousteau e le nostre immersioni erano tutte nel bel Mediterraneo che oggi rivive più lucente di allora. La barca fila veloce verso Putzu Idu alzando leggeri spruzzi da prua. L'esperienza è stata, per tutti a bordo, significativa. Arriviamo dopo circa mezzora e sbarcati a terra ci aspetta un altro pensierino dello staff del diving: un thè caldo con una bella fetta di torta fatta in casa. Quasi mi convinco che questi ragazzi spendano di più in cibarie per i turisti che per il gasolio per le barche, ma si sa: l'ospitalità alla fine paga e difatti confermiamo tutti per un'altra fullday fra tre giorni. In effetti l'esperienza è stata positiva e vale la pena di ripeterla e poi mi sono dimenticato di chiedere a Peter come fa a volare.......

Franco






 

 


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