L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Giovanni Rossi Filangieri   

 


 

La grotta dei gamberi di Ustica     

 


Chiunque abbia fatto o sentito di immersioni ad Ustica non potrà che risvegliare meravigliosi ricordi, o rimpianti, nel leggere della "grotta dei gamberi".
E' decisamente una delle immersioni più particolari e suggestive che si possono fare sull'isola e nel mediterraneo in generale; e questo basta per immaginare, considerando che, di fatto, non esistono immersioni noiose o fondali privi di interesse ad Ustica.
Ad ogni immersione, in uno qualunque dei fondali dell'isola, è possibile vedere cose che è raro vedere ormai in altri posti. Cernie di ogni taglia (da pochi gr. al mezzo quintale), dotti in quantità, lucci di mare, pesce bianco e ricciole, cipree e nudibranchi, sono incontri abituali sulle secche, sui promontori e sulle franate che abbondano un po' su tutta l'isola.
I suoi fondali tormentati e le sue secche evocano immersioni che figurano nei "must" del mediterraneo: scoglio del medico, secca della colombara, gli scoglitti etc.
Eppure la grotta dei gamberi regala sensazioni particolari che vale la pena provare almeno una volta. Non fatevi ingannare dal nome: i gamberi, i parapandalus narval, ci sono ed a migliaia ma non è questa la vera sorpresa di quella grotta. Infatti tale presenza è comune in tutti gli anfratti bui e le grotte che hanno zone di poca luce, o ancor di più afotiche, e non solo ad Ustica. La magia vera sta nel fatto che è possibile "entrare" dentro l'isola per un tratto e leggerne il suo passato tormentato.
La grotta dei gamberi, infatti, non è solo una grotta ma un passaggio interno sotto il fondale sopra il quale siamo scesi. Come un vecchio libro dimenticato in fondo ad uno scaffale polveroso, questo "cunicolo" ci apre le porte di un passato dimenticato. Entrarci è come un viaggio onirico nelle viscere del vulcano che ha generato l'isola.
E' il 29 agosto, stiamo tornando dalla secca della colombara, che abbiamo visitato per la seconda volta." Cosa pensi che sia successo?" mi dice Ico. Per me ed Anna quella fu una giornata movimentata; l'immersione condotta da Ico prevedeva la visita ad alcuni scogli al largo della secca che si aprono nel blu intenso degli alti fondali affacciandosi ai quali è facile vedere un branco stanziale di lucci di mare ed ogni genere di pesce di passo. Il tragitto viene fatto a mezz'acqua per non consumare troppa aria ed accumulare un assorbimento troppo elevato di azoto che costringerebbe ad una deco interminabile. Ad un certo punto Anna, che aveva il boccaglio con i morsi rotti, aspirò dell'acqua insieme all'aria e questo gli generò un attacco di panico incontrollato dovuto, ne sono certo, anche alla mancanza di un riferimento visivo. Mi segnalò un impellente bisogno di salire ed aveva gli occhi "sgranati" nella maschera. Così capii che era necessario risalire subito. Faticai moltissimo per tenerla calma e fare quindi una risalita controllata; gli misi in bocca il mio erogatore e presi il suo per qualche istante prima di potere passare al mio secondo. Sono stati attimi spiacevolissimi, anche perchè io al momento non avevo idea di cosa gli fosse successo all'improvviso; pensai ad un malfunzionamento dei rubinetti (spillo intasato o porcherie nelle bombole). Ico che aveva visto tutto, salì per accertarsi che era tutto ok. Io gli feci un cenno rassicurante.
" Ico, penso ad una crisi di panico. Ha bevuto ed ha perso il controllo. Ora sta bene, è cosciente di quello che gli è successo, ne abbiamo parlato..ha avuto solo un bello spavento, domani sarà a posto. Oggi gli metto un boccaglio nuovo". "E tu che hai fatto Giovà?", " mi sono fatto un giro sul lato destro della secca fino al punto in cui il fondale sprofonda oltre i 40, c'erano molte cernie...avevo bisogno di farmi passare lo spavento. Che c'è di meglio di un pieno di cernie :-) ".
Stavo per chiedergli un'immersione particolare nel pomeriggio. Ormai la nostra permanenza sull'isola era agli sgoccioli e l'alta pressione cominciava a scricchiolare; non volevo partire prima di avere visto la grotta dei gamberi. Questa però viene vista di mattina normalmente per via della profondità e delle condizioni di luce."
Che fai: scendi nel pomeriggio?", " Anna no, io vorrei andare alla grotta dei gamberi, se ci andiamo do una "botta" all'illuminatore..." Mi aspetto un no deciso invece " se Sisco e l'amico vogliono andare, ci si va noi quattro....vieni alle tre in barca ma non ti prometto nulla di certo." mi dice.
E' già qualcosa, così alle 14.50 sono giù alla barca. Il ponente comincia a farsi sentire ma appena fuori del porto " Giovà quante torcie hai?", " Un illuminatore da cento watt al quale ho montato la lampadina da 50 watt per stare più tranquillo ed una torcetta di emergenza". Capisco che si va e sono entusiasta.
Appena dato fondo in una caletta rocciosa, ci iniziamo a preparare. Anna mi da una mano (ora è tranquilla); appena in acqua, sul fondo di sabbia e detriti bianchi , una cernia giovanissima ( un paio di etti). Ico da l'ok e ci incamminiamo su un crinale di posidonie fittissimo con grossi massi isolati che ne interrompono la monotonia solo apparente. Sopra e dentro le posidonie, infatti, nuotano un vasto campionario di pesci di scogliera, sopratutto thalassoma che sciamano numerosissimi in quest'isola.
Il fondale comincia ad essere un po'scuro per la profondità , l'ora avanzata e l'esposizione di questo tratto di costa. Sui 37 metri, un salto con un fondale di sabbia e detriti bianchissimi di circa 42/43 metri.
E' l'ingresso della grotta!
Ha una forma particolare, più largo che alto, come una sorta di fessura ma comunque di dimensioni tali da non creare disagi. La luce radente che entra da fuori illumina un fondale chiaro, detritico con moltissimi ciuffi di spirografi che spuntano. E' un blu elettrico, intenso che esalta ancor più la forma dell'ingresso, quella che si percepisce dall'interno. Il tempo a disposizione è poco,così ci dirigiamo sul lato sinistro della grotta che si addentra nella montagna. Per un tratto la vista dell'ingresso ci conforta; poi si arriva ad un ambiente di forma semicircolare, la luce dell'ingresso è sparita. Mi concentro sul fondale; illumino la volta,sembra che si muova...sono migliaia di parapandalus che disordinatamente, camminano l'uno sull'altro. Adesso una grancevola, poi altri crostacei appaiono nel fascio di luce morbido e diffuso del mio illuminatore. Anche sul fondo, in ogni gomito od anfratto gamberi in quantità.
Ho con me la bussola ma non ho la minima idea di dove siamo diretti; solo il procedere sicuro di Ico mi tranquillizza molto, chissà quante volte è sceso quaggiù....La profondità decresce, quindi stiamo salendo...ho sul mio aladin trentadue metri. Le percezioni, in quegli spazi affatto angusti ma privi di riferimenti precisi, sono alterate; le capacità di orientamento spazio/temporali molto diminuite. Mi sembra passato molto tempo ormai quando intravediamo una luce azzurraintensa, sono invece trascorsi circa 15 minuti. Siamo ormai nei pressi dell'uscita, a circa 25 metri di profondità sotto una franata di enormi massi.
Sotto uno di essi Ico mi illumina una cernia enorme che ci guarda impassibile, come se sapesse che non rappresentiamo una minaccia.
Finalmente la luce! Torniamo su lentamente per lo stesso fondale per il quale eravamo scesi, ma l'immersione continua ad essere appassionante. Lascio l'illuminatore acceso per farlo scaricare e forse il luccichio incuriosisce una coppia di piccole ricciole che mi girano intorno prima di prendere il largo. Nelle posidonie grossi saraghi "sparaglione" dai bei riflessi oro e sciarrani giganteschi. Un paguro bernardo si lancia nel vuoto da un masso ed atterra, goffo, un metro più in basso. Siamo ormai sotto la barca; Anna è in acqua con la maschera, mi vede e mi chiede "com'è laggiù" ma il mio viso, pur nascosto dalla maschera, tradisce un emozione ed una soddisfazione che non è facile raccontare







 

 


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