L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Paolo  

 



Torvajanica: Il relitto della Banffshire/Brodness 

Nell'immaginario collettivo, il litorale romano rappresenta il luogo a portata di mano per la gita estiva "fuori porta", e le prime cose che vengono in mente sono le immagini in bianco e nero di migrazioni dalla capitale con intere famiglie piene di fagotti arroccate su lambrette e "600", oppure l'evoluzione più recente delle chiassose scampagnate, condita da lunghe file di auto sotto il sole cocente, acrobatiche partite di racchettoni fra gli ombrelloni, e radio a tutto volume che coprono anche il richiamo del venditore di cocco.
Ma questo tratto di costa non è solo ciò; lo sanno molto bene quanti apprezzano quello che i più non considerano, ed hanno quindi maturato una conoscenza ed un legame più intenso con il territorio.
Personalmente quando penso all'ambiente in cui sono cresciuto, tendo forse per inconscia autodifesa, a non tener conto del degrado e degli scempi prodotti da coloro che, per spietato interesse e/o colpevole ignoranza, hanno contribuito a depredare le ricchezze di un'area che nonostante tutto, riesce a riservarci ancora delle splendide accoglienze, o delle mirabili sorprese, e posso prendere ad esempio l'aspetto archeologico, con l'importante insediamento dell'Antica Lavinium, vicino Pratica di Mare, ed il suo dimenticato centro portuale, nei pressi di Zingarini, a Torvajanica. La riserva di Castel Porziano e la sua naturale appendice del bosco di Decima-Malafede, e tutte le aree in cui è ancora significativo il connubio tra duna e macchia mediterranea.

Se poi parliamo più specificatamente del mare, a dispetto dell'aspetto lidense di questa costa, è oramai noto quanta ricchezza esista poco al largo del nostro Comune, nei due estesi siti delle Secche di Tor Paterno, (parco marino nel settore più distante) dove frastagliate formazioni rocciose offrono dimora alle più apprezzate forme di vita che un sub possa ricercare. (fatta eccezione per il solo corallo rosso)
E fin qui ci siamo già addentrati in contesti che riservano insospettabili situazioni; se però vogliamo parlare di quelle "mirabili sorprese" cui accennavo, e non siamo ancora paghi di emozioni, devo parlarvi della Banffshire, il grande piroscafo armato, ovvero il gigante che occupa i nostri sogni di subacquei locali, felici ed orgogliosi di avere un bene così importante davanti casa.

Tutto è cominciato in una giornata invernale, precisamente in uno di quei pomeriggi cupi e uggiosi in cui gli amanti del mare si ritrovano a parlare di mare, non potendo rendergli visita, ed il luogo abituale di ritrovo soprattutto per i sub del tratto di litorale romano compreso fra Ostia e Anzio, è il centro subacqueo Blu Service di Torvajanica, che raccoglie un po' tutti quelli che rappresentano lo "zoccolo duro" della subacquea locale.
Si fantasticava sui relitti presenti in zona consultando vecchie e recenti carte nautiche, e si buttavano giù dei piani di ricerca, ben sapendo che comunque ciò che era segnalato era molto vago e a dir poco, approssimativo; in ogni caso si trattava dell'inizio dell'avventura.
La nostra personale avventura, che ebbe come immediato seguito, lunghe mattinate fatte di "scandagliate" in lungo e largo, con l'occhio ipnotizzato sul display dello strumento, e di delusioni, quando il fondale rimaneva piatto sullo schermo, o ancora di più, quando ciò che si trovava a seguito di una discesa vertiginosa nel blu in un punto "buono", era solo una lamiera contorta.
Poi arrivarono gli esperti pescatori del luogo in aiuto, e ci fornirono (dopo una lunga trattativa di persuasione) gli elementi per avvicinarci al punto buono di ricerca, ma senza darci l'indicazione risolutiva; (i pescatori sapevano dove un grosso relitto rappresentasse la seria probabilità di perdere la rete, ma nessuno sapeva di cosa si trattasse) e fù impagabile imbroccare la giusta direzione, ed osservare il fondale dall'ecoscandaglio che da un profondità omogenea di una sessantina di metri improvvisamente risalì a 46, rivelando di colpo la massa del bastimento.
Tralasciando di descrivere le varie preparazioni preliminari, arrivammo al giorno della prima immersione sul sito: di buon mattino la squadretta estrapolata dallo staff dell'A.G.A. SUB / Blu Service, prese il mare, e una volta raggiunto il punto, si preparò ad entrare in acqua divisa in due coppie, per avere la possibilità di prendere più direzioni, con "angelo custode", (barcaiolo) Renzo Zanettini di Ardea. (in una coppia Marco Moretti, di Lido dei Pini e Roberto Vivarelli, di Torvajanica, nell'altra il sottoscritto, Paolo Fiorentini sempre da Torvajanica, e Claudio Cicero, Nettunese verace)
Erano quasi le otto del mattino, ed il mare appariva un poco increspato da uno "scirocchetto" costante; decidemmo "a pari e dispari" quale coppia sarebbe scesa per prima: la fortuna scelse me e Claudio.
Il ricordo di quell'immersione lo descrivo in diretta: dopo un cenno d'intesa a pelo d?acqua, ?batto il cinque? con il mio compagno, e via, partiamo a capofitto nel turchino, come ama dire il grande Enzo Maiorca. 10, 20, 25 metri; Claudio, precedendomi di un paio di metri si arresta di colpo; penso immediatamente ad un pericolo, forse una rete persa sulla struttura che sbandiera minacciosa; riduco la distanza e mi si mozza letteralmente il fiato, la giornata particolarmente favorevole, ci aveva riservato una visibilità in acqua di almeno 35-40 metri, ed ora sotto le nostre pinne si innalzava nitida dal fondo la sagoma di una grande nave armata, in perfetto assetto di navigazione; inutile tornare sull'emozione che ci prese, dopo un attimo eravamo nuovamente in picchiata verso l'enorme scafo, aggredito dal tempo, ma ancora perfettamente in grado di raccontarsi.
Non potevamo crederci, stavamo vivendo una cosa simile praticamente davanti casa nostra, e pur avendo tutti noi esperienze ventennali d'immersione, raramente ci era capitato di entusiasmarci tanto. Tutta l'immersione ci lasciò con gli occhi pieni e soddisfatti, (anche un po' ebbri di narcosi) e i 20 minuti di fondo concessi dalla programmazione, ci permisero solo il tempo di farci un idea generale della cosa.
Nuove immersioni e circa due anni di ricerche storiche, servirono in seguito a collocare la nave in un preciso momento storico ed a dargli un nome; la collaborazione con i sub dell'Associazione Zerogravity, e le attuali consultazioni con Horst Bredow, vecchio comandante di sommergibile nel II conflitto, e attuale direttore dell'U-Boot Archiv di Amburgo-Cuxhaven, stanno poi arricchendo di dettagli la vicenda, ma quella relativa agli ultimi giorni della Banffshire, è un'altra storia, e ci riserveremo di raccontarvela quando il mosaico dei documenti che stiamo raccogliendo, sarà completo.

Per il momento possiamo affermare in tutta sicurezza che il 31 marzo del 1917 la nave inglese ribattezzata Brodness, (ex Banffshire) della "Blue Star Line", mentre era in navigazione "in zavorra", (ossia, con le stive piene d'acqua; quindi scarica di merci, ma con il carico d'acqua a garantirgli l'assetto) da Genova a Port Said (Suez), all'altezza di Rio Torto fù attaccata ed affondata dal sommergibile tedesco UC-38, del Comandante Alfred Klatt. La nave era stata costruita dai cantieri navali "Hawthorn, Leslie & Co." a Hebburn on Tyne, nei pressi di Newcastle (nord Inghilterra). Lunga 128 metri, e larga quasi 17, venne varata nel 1894 per la compagnia "Elderslie SS Co."; battezzata BANFFSHIRE, rimase con tale nome fino alle soglie del 1915, trasportando merci e rifornimenti nelle sue capienti stive, in tutta Europa, nell'area del Mediterraneo, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda, cambiando ben due volte compagnia armatrice. ("Turnbull, Martin & Co." prima, e "Scottish Shire Line" in seguito)
Nel 1915 l'acquistò la "Blue Star Line", rinominandola Brodness, ed in occasione del I conflitto mondiale, l'armò con un cannone difensivo da 88 mm a poppa.
Due anni dopo, colò a picco ferita a morte dall'UC-38, e forse hanno ragione i vecchi marinai quando dicono che cambiare nome a un'imbarcazione porta sfortuna?


Paolo Fiorentini

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