L'IMMERSIONE
RACCONTATA DA ...
Dino
La grande Signora - immersione sul relitto della Haven
Il mare è piatto e il cielo azzurro. Durante la navigazione
abbiamo montato i nostri gruppi ARA con un’attenzione per i particolari che
in una qualsiasi altra immersione non sarebbero così importanti, ma non in
questa, non oggi. Sistemo il pedagno e il rocchetto; per un qualsiasi motivo
potremmo non ritrovare la cima su cui risalire e allora si renderebbe
necessario avere un riferimento fisso per la decompressione. Siamo tutti
emozionati, anche se qualcuno cerca di nasconderlo. Ugo è nervoso :
“ strano “ dice, “ non ho mai sofferto il mal di mare “.
Siamo quasi arrivati sul punto dell’immersione. Iniziamo il rituale della
vestizione e dopo pochi minuti siamo pronti. La barca si ferma e ci
ancoriamo alla cima che ci guiderà fino all’Haven.
Giorgio, il capitano della barca : “ Il Corsaro Nero “, cala in acqua le
bombole che potrebbero servire per la decompressione : due mono da 15 l.,
uno a – 3m. e l’altro a –6.
Facciamo il solito controllo di coppia per verificare che tutto sia a posto
e poi un tuffo nel blu di quel mare che nove anni fa inghiottì la grande
signora. Ci portiamo sul punto da dove inizierà la nostra discesa, un OK e
giù. Scendiamo lungo la cima, a 15 m. di profondità intravedo una grande
macchia scura che mi mette addosso uno strano senso di angoscia, a – 20 m.
posso vederla benissimo : è enorme, l’emozione è forte. Lei mi guarda e
sembra che mi dica : “ Vieni a trovarmi, sono così sola quaggiù “.
A – 35 m. siamo sul castello di poppa, aspettiamo gli altri e poi andiamo
verso il fumaiolo. La visibilità è buona e tutta l’immensità dell’Haven è
davanti ai nostri occhi. Scendiamo verso il ponte e andiamo sulla murata. L’
acqua non è più chiara e trasparente, forse la grande signora non vuole
mostrarci la sua parte più intima, almeno non al primo incontro. La risalita
è decisa visto che siamo usciti dalla curva di sicurezza. A - 40 m. ci
fermiamo per circa due minuti, forse ci dispiace lasciare così l’Haven senza
un ultimo saluto. Il mio computer mi dà 1 min. di decompressione da fare a –
6 m. Raggiunto il ponte più alto del castello di poppa possiamo vedere la
cima che ci riporterà verso la superficie, la seguiamo. Uno sguardo verso il
basso e vedo l’Haven scomparire sotto i miei occhi. Risalendo scompare la
sosta da fare a – 6 m. e ci restano 6 min. da fare a – 3m. Per non dare
troppo fastidio agli altri e per non essere infastiditi dalle loro bolle,
abbandoniamo la cima e ci dirigiamo verso una delle altre per poi ritornare
alla nostra, dove terminiamo la decompressione.
Siamo pronti per scendere di nuovo sull’Haven. In un primo momento
decidiamo di non superare i – 40 m., ma poi ci lasciamo prendere dall’
emozione e siamo d’accordo ad arrivare sul ponte.
Questa volta la discesa è più decisa, non dobbiamo perdere tempo, dato che,
essendo la seconda immersione, usciremo prima dalla curva di sicurezza. La
visibilità è peggiorata, forse la grande signora ha deciso di non mostrarsi
? Arriviamo sul castello di poppa e sento la muta stringermi provocandomi un
fastidioso formicolio alle gambe. Ci vuole un attimo prima che mi passi, nel
frattempo aspettiamo gli altri che sono scesi più lentamente. Raggiunto il
ponte, Danilo si dirige verso la murata, intuisco che vuole cercare la falla
che c’è sul fianco della nave. Siamo già usciti di curva. Ritornati sul
ponte, entriamo dall’apertura che porta alla sala macchine, ma non si riesce
a vedere niente : è buio. Entriamo in uno dei locali del castello, poi
iniziamo la risalita. Arriviamo sul ponte più alto del castello di poppa e
da lì ci dirigiamo verso il fumaiolo; Danilo scende all’interno di una delle
due aperture.
Raggiunta la cima, risaliamo verso la superficie. Un ultimo saluto e su, ci
aspettano 2 min. di decompressione da fare a – 6 m. e 12 min. a – 3.
Attaccati alla cima, il tempo sembra non passare mai. Non so se per via del
mare leggermente mosso o per l’aria delle bombole, ma a volte devo fissare
piccoli particolari fermi come la scritta “ MARES “ sulla muta di Danilo,
per farmi passare un leggero girare di testa. Come nella prima immersione,
lasciamo la cima per raggiungere una delle altre, così da non infastidire
Ugo e Doni che devono fare la sosta di decompressione anche loro. La
visibilità è così peggiorata che una volta arrivati all’altra cima non
riesco più a vedere i nostri compagni…
Dino
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