L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Maurizio Pagella

 



Elphinston ree
f

 

Siamo ad Hurghada da qualche giorno, le immersioni sono splendide, ma nella testa di tutti c’Ŕ Elphinston.

Enzo, il nostro amico-divemaster ce ne parla da agosto, gli avvistamenti di grossi pelagici…gli squali martello che sogno di vedere da sempre. Mercoledý abbiamo avuto un assaggio a Carless reef, un timido pinna bianca, ma ora siamo in attesa del piatto forte. Il titolare del diving ci dice che forse ci sono problemi, mancano i permessi…La fortuna Ŕ dalla nostra, mercoledý sera arriva la conferma.

E’ giovedý, rientriamo al diving, una doccia veloce, carichiamo i bagagli e si parte. Dopo aver attraversato Safaga ed El Quseir (ma come guidano in Egitto?) a circa 15 km da Marsa Alam ci fermiamo al nostro campeggio.

Giulia, l’operatore che ci riprenderÓ sott’acqua, finalmente mette sotto carica le batterie della telecamera e dei fari. Ci riuniamo per la cena che sarÓ integrata da robuste dosi di parmigiano e di crackers che fortunatamente Fabio ha portato dall’Italia. Dopo la cena, definiamo gli ultimi dettagli dell’immersione: sveglia alle 5.30(!) colazione alle 6.00 e partenza subito dopo. A questa notizia vado subito a letto per sopportare la levataccia. La luna ci guida verso le tende e, alla luce delle candele, prepariamo i nostri giacigli. La notte trascorre tranquilla e alle prime luci dell’alba ad uno ad uno i componenti della comitiva appaiono dalle tende. Gae, la nostra guida sembra aver abbandonato gli orari paramilitari della sera precedente e con calma ci raggiunge per la colazione. Iniziamo a preparare le attrezzature e inizia la ricerca per me e per Fabio di 4 bombole con attacchi din. Detto fatto: arriva un camioncino carico di bombole e si da inizio alla procedura di imbarco: spiaggia – carriola – gommone – barca. Dopo l’attrezzatura saliamo finalmente anche noi in barca e via!

Non appena preso il largo ci accorgiamo che il mare Ŕ decisamente mosso.

Iniziamo a preparare i gruppi e dopo circa mezz’ora di navigazione Gae ci richiama all’interno della barca per il briefing. Ci mostra uno schizzo del reef e ci spiega che, a causa delle condizioni meteo, faremo come prima immersione il lato est della parete e, se il mare migliorerÓ, nella seconda faremo il lato sud spingendoci fino alla piattaforma dei 40mt. Dopo circa 45 minuti di navigazione finalmente siamo sul punto: sembra un relitto semi-affiorante spazzato dai marosi e dal vento, il capitano si avvicina con l’elica in folle, indossiamo i gruppi e al segnale convenuto saltiamo dalla poppa. Lasciata la barca alle nostre spalle (ci riprenderÓ alla sommitÓ del reef) dopo qualche metro di discesa siamo al riparo dal movimento del mare. Finalmente calma e silenzio, solo il suono del respiro. L’acqua Ŕ calda, decisamente pi¨ calda rispetto ad Hurgada. Puntiamo decisi verso il blu, la parete Ŕ bellissima, incontaminata e imponente, vedo alle mie spalle i fari della telecamera di Giulia che, a dispetto della sua corporatura minuta, si aggira disinvolta con quell’aggeggione tra le mani e fa la spola per riprendere noi ed i pesci pi¨ interessanti. Sorvoliamo un ventaglio impressionante di gorgonia con il suo bravo pesce falco all’interno quando il computer comincia ad avvicinarsi alla deco. Anche Gae consulta il suo computer ed inizia a risalire. Lancio qualche sguardo verso il blu, verso il basso, ma delle sagome che desideriamo tanto vedere nessuna traccia. Siamo ormai sotto alle barche ed ecco che un curiosissimo napoleone si avvicina. E’ di taglia rispettabile, tutti ci avviciniamo, non resisto ed allunga una mano rimanendo stupito: quasi quasi non si scosta!! E’ un vecchio napoleone che conosce i sub e spera di rimediare qualcosa da sgranocchiare, ma gli butta male. Ok, la sosta di sicurezza Ŕ abbondantemente terminata, si pu˛ uscire. Afferro la scaletta per risalire e ritorno bruscamente alla realtÓ: la barca si alza di colpo e mi solleva per intero. Allora ci riprovo, ma carpe diem, quando l’onda Ŕ appena passata. Ce l’ho fatta! Siamo a bordo ed Ŕ il momento peggiore, dobbiamo far passare almeno un paio d’ore prima di ridiscendere e il mare non Ŕ proprio al suo massimo. Patrizia Ŕ abbarbicata alla ringhiera a prua e quasi non riesco a farla muovere, mal di mare a mille…penso tra me e me: se non mi manda al diavolo oggi !!. Mi distendo sulla plancia e aspetto con pazienza l’immersione, cercando di riposare. Invidio chi sembra non soffrire affatto, ma come fanno?

La seconda la facciamo dal tender della barca: siamo divisi in due gruppi e quando ci dirigiamo sul punto mi sembra di partecipare ad una esercitazione degli incursori della marina: onde altissime e formate, il gommoncino che arranca mentre le risale, gli spruzzi sulla faccia…alla fine scendiamo e ritorna la pace. Puntiamo decisi verso il basso con la piattaforma del reef che degrada sotto di noi. E’ meraviglioso, sembra di essere in un documentario, Ŕ tutto un susseguirsi di alcionari, coralli ad ombrello, anemoni, anfratti con colori bellissimi. Passo accanto ad una tartaruga senza vederla, Fabio la accarezza e mi accorgo che sta perdendo la bombola: lo blocco, gli sistemo il fascione del jacket mentre Giulia, implacabile, ci riprende. Siamo sul filo dei 40mt e la visuale spazia quasi a 360 gradi. Poco avanti a noi un altro scalino che scende ancora. Ma di squali nessuna traccia… Il computer mi sta facendo pagare l’immersione precedente, i minuti diminuiscono rapidamente e sono costretto a risalire fino a 17-18 metri per non incappare nella decompressione. Ora siamo sulla parete, ricchissima, ci muoviamo circondati da nuvole di anthias arancioni e di glass-fish. Questo lato mi sembra molto pi¨ popolato. Ad un tratto vedo Enzo che ci fa un segnale inconfondibile: la mano di taglio sopra la testa. Parto a tutta ed aguzzando lo sguardo intravedo la sagoma di un pinna bianca, purtroppo parecchio lontano… Siamo ormai a quota deco e tiriamo le ultime boccate d’aria. Un bellissimo esemplare di pesce scatola ci incrocia mentre il profilo della carena della barca si staglia poco lontano. La risacca si fa sentire e rimaniamo immersi fin sotto la scaletta. Prima di salire mi giro verso la parete, un ultimo sguardo per fissare i colori nella mente ed il ricordo di un immersione davvero unica.

 

 


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