L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...

Luisa Sacerdote

 


 

BALLANDO CON GLI SQUALI


Dopo un viaggio di quasi 24 ore finalmente sono a Jucaro. Spero che Gualberto, la guida che mi ha accompagnata in occasione del mio viaggio precedente sia stato avvisato del mio arrivo: non ho potuto telefonare perché qui, in questo angolo sperduto di Cuba il telefono ovviamente non c'è. Per fortuna, eccolo là sulla banchina, vicino all'Explorador, la barca che ci porterà fino al Tortuga.
"L'uomo degli squali" è li' ad attendermi sorridente, nonostante il mio ritardo di quasi 5 ore. Gli altri ospiti prendono posto nelle loro cabine, mentre io resto a chiacchierare sul ponte. Cuba, i Giardini della Regina mi hanno affascinata. E' stato un amore a prima vista: un sogno d'amore e di libertà: un luogo magico dove ritrovare se' stessi. E, a neanche due mesi dal mio rientro in Italia, eccomi di nuovo qui. Il viaggio in barca è lungo e alla fine mi addormento sulla panca della cabina di comando, ma improvvisamente mi svegliano: stiamo attraccando al Tortuga "mi casa flotante entre ciel y mar", la mia casa galleggiante fra il cielo ed il mare. E a casa mi sento veramente, in questo paradiso sperduto in mezzo al mare, a cinquanta miglia dalla costa. Centinaia di isolotti, di caios, ricoperti di mangrovie ed abitati soltanto da iguana, caimani , tartarughe e pellicani. Tutto è esattamente come quando vi giunse Cristoforo Colombo 500 anni fa. E' un mondo che va al di la' di ogni immaginazione: è difficile descrivere con parole quanto mi circonda: sono emozioni che vanno vissute, troppo profonde per essere narrate.
Sono stanchissima, ma basteranno poche ore di sonno per riprendermi: l'avventura sta per incominciare.
La prima volta che sono stata ai Giardini sono rimasta affascinata, ma pur sempre solo spettatrice di quanto accadeva intorno a me. L'incontro ravvicinato con lo squalo è sempre una esperienza emozionante. In tutti i filmati sugli squali avevo sempre visto il gruppo dei turisti da un lato o al riparo della parete, mentre la guida cercava con ogni cautela di avvicinare questi predatori attirandoli con del cibo. Qui la situazione era apparsa subito differente. Meravigliati avevamo visto la barca circondata dalle fatidiche pinne, mentre le nostre guide si tuffavano in acqua in tutta tranquillità: talmente tranquilli che alla fine li avevamo seguiti: nel blu, circondati da squali di tutte le dimensioni, avevo visto Gualberto, Elvis e Noel e Boris afferrare per la coda gli squali, giocarci, pasturarli. Ma ero rimasta spettatrice. Questa volta è diverso: siamo in due, io e Gualberto. Cernie giganti mi passano accanto strusciandosi contro di noi, lasciandosi accarezzare: non è un gioco per turisti: qui di subacquei ne arrivano pochi: si è creato questo magico rapporto fra gli animali e l'uomo. L'acqua è limpidissima, il paesaggio di una bellezza struggente: tunnel, canyons profondi ricoperti di coralli, gorgonie e spugne di ogni colore: è diverso essere solo in due in questa immensità: si diventa parte integrante di questo mondo meraviglioso. In un anfratto uno squalo nutrice sembra sonnecchiare mentre una grande razza si stacca dal fondo a pochi metri da noi: una magia.
Il grande carosello inizia quando incominciamo a risalire: sotto la barca un centinaio di squali nuota in tutte le direzioni, pare impossibile pensare che fra pochi minuti anche noi saremo li in mezzo. Gualberto mi sorride chiedendomi se tutto è OK, ed inizia a risalire tranquillo. Sono accanto a lui quando afferra il primo squalo per la coda: mi ha spiegato che basta prenderli per la pinna e piegarla leggermente: lo squalo resta come paralizzato. Provo ad accarezzarlo, poi gli faccio cenno di cedermi la presa: per qualche istante è fra le mie mani, un fascio di muscoli guizzanti, ma riesco a trattenerlo. In effetti ci vuole una forza enorme. Solo pochi secondi: devo stare attenta, quando lo lascio andare, che non abbia il muso rivolto verso di me, per evitare un pericoloso "frontale".
Gualberto ne afferra uno, poi un altro ancora: io scatto una foto dietro l'altra. Poi improvvisamente, mi vedo io stessa nell'atto di inseguirne uno: non è molto grande, non più di un metro e mezzo, ma è pur sempre uno squalo: basta una esitazione, un movimento sbagliato ed anche uno squalo di queste dimensioni potrebbe staccarti una mano. E' una emozione incredibile, risalgo in barca ed abbraccio tutti. E' una situazione di tale armonia fra il mare e l'uomo!!! Ed è bello condividere con degli amici una simile emozione!.
La seconda immersione è più tranquilla, "solo" decine di cernie giganti che tranquille nuotano insieme a noi. Il programma per domani è ancora più affascinante: andremo a cercare gli squali toro, molto più grossi degli squali grigi di oggi e, sembra, anche più aggressivi. Ma ormai il primo impatto è superato, e sono pronta a qualsiasi esperienza.
La barca ancora su una piattaforma sui - 30 ,coperta di sabbia bianchissima e circondata da scogli, poi la parete precipita nel blu fino ad un centinaio di metri di profondità. L'acqua è limpidissima, si vede il fondo: un'aquila di mare ci taglia la strada maestosa, intorno a noi il solito carosello degli squali. Iniziamo a scendere con le spalle alla parete. Gualberto ha in mano grossi pezzi di barracuda con cui cerca di attirare i toro. Ecco i primi: ci Passano davanti come indifferenti, accettando il cibo. Ma intanto, un giro dopo l'altro ci attirano nel loro territorio. Senza quasi accorgercene, solo seguendo le loro evoluzioni, abbiamo superato i - 50 metri. Improvvisamente dal blu, in picchiata verticale ne arriva uno: ora l'atteggiamento è diverso , dal fondo blu punta diritto verso di noi, per poi virare all'ultimo momento. E' chiaro che la situazione è cambiata. Non ci sta ancora aggredendo, le pinne non sono infatti nella classica posizione da attacco, ci sta solo avvisando che stiamo entrando in un mondo che non ci appartiene. Una specie di "ultimo avviso". Non ho paura. La mia guida è tranquilla, la situazione è ancora sotto controllo. Lentamente iniziamo a risalire e, mano a mano gli squali si allontanano. Ho veramente la sensazione di aver partecipato a qualcosa di unico.
I giorni si succedono, ed è presto ora di ripartire, ma il mio cuore resta qui, in questo angolo di paradiso terrestre, dove l'orologio non serve, perché il tempo qui non ha più senso. Ritornerò presto. Arrivederci Cuba.

Informazioni: Luisa Sacerdote - tel. 338 7320517 - E-mail torreruffa@torreruffa.com

 

 


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