L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Sergio Discepolo e Manuela Bonacina

 



UN TUFFO NELLA LEGGENDA, I CENOTES MESSICANI


 

Nel periodo Permiano (oltre 220 milioni di anni fa) la penisola dello Yucatan, che attualmente separa il Golfo del Messico dal Mar dei Caraibi, era completamente coperta dalle acque così che coralli e sedimenti vari accumulatisi nel corso del tempo hanno contribuito a formare una vasta piattaforma di rocce calcaree.  Con il passare delle ere geologiche questa area si è innalzata sul livello del mare tanto che, durante l’ultima grande Era Glaciale, quando il livello delle acque era oltre 100 metri più basso di quello attuale a causa dell’intrappolamento dell’acqua sotto forma di ghiaccio, le piogge hanno avuto tutto il tempo di erodere le rocce calcaree contribuendo a formare un enorme ed incredibilmente fitto sistema di cunicoli e caverne sotterranee.
L’acqua, defluendo, sgocciolando e successivamente evaporando, ha poi creato uno stupefacente paesaggio fatto di stalattiti e stalagmiti dalle forme e dalle dimensioni estremamente varie, dalla delicatezza di un merletto all’ampiezza di una cattedrale. Con lo sciogliersi dei ghiacci, verso la fine dell’era glaciale, l’acqua ha poi invaso progressivamente, allagandolo completamente, questo intricato sistema composto da grotte e passaggi. Successivamente la vegetazione, crescendo fitta come una giungla, ha completamente invaso tutta la zona dello Yucatan, contribuendo a sigillare e nascondere per oltre 10.000 anni ciò che era stato con così tanta pazienza e maestria creato dalla natura. All’epoca dei Maya, e siamo così infine giunti nel nostro millennio, le volte di numerose grotte erano ormai crollate da tempo, aprendo dei pozzi più o meno ampi su questi fiumi sotterranei. A quel tempo i Cenotes, che in spagnolo significa proprio pozzi, venivano usati prevalentemente come preziose fonti di acqua dolce, ma recenti ritrovamenti archeologici rinvenuti dragando il fondo di alcuni di questi passaggi (prevalentemente ossa umane, gioielli e suppellettili varie gelosamente custoditi presso il museo precolombiano di Città del Messico), hanno dimostrato che i cenotes sono stati anche teatro di cruenti per quanto suggestivi riti religiosi, poiché vi venivano periodicamente gettati, e lì lasciati affogare, numerosi prigionieri di guerra e giovani vergini, probabilmente per rendere onore al Dio delle grotte "Balam Ha".
La leggenda, infine, narra che a quel tempo l’acqua non avesse completamente invaso tutti i cunicoli, pertanto almeno alcuni di essi fosse possibile percorrerli in canoa, come sembra abbia fatto una notte il Riverito Oratore di Cobà per rapire la figlia del Governatore di Tulum, della quale pare si fosse perdutamente innamorato. Affascinati da tutte queste premesse ed accertatici che fosse possibile effettuare delle immersioni, abbiamo pensato che non era possibile non andare a dare un’occhiata di persona…..

 


Giunti nello Yucatan abbiamo scelto come base di partenza Puerto Aventuras, sede del più famoso diving specializzato nella esplorazione del Gran Cenote (Nohoch), il CEDAM Divers (Centro de Estudios Y Deportes Aquaticos de Mexico), gestito da Mike Madden e logisticamente più vicino agli oltre 20 cenotes dislocati nella zona che va da Akumal fino a Tulum. Questo diving è davvero all’avanguardia per quanto concerne l’organizzazione delle escursioni nei cenotes e le attrezzature; dotato di pulmino con aria condizionata e frigobar per venire incontro alle aspettative dei più esigenti, è però alquanto freddo e formale per quel che riguarda i contatti umani.

  Professionali e precisi (con qualche concessione solo sugli orari di partenza), in pratica sono un’oasi di stampo prettamente americano in un ambiente tipicamente messicano. Il Nohoch si trova nella giungla a circa due Km. dal mare e detiene il primato (24 Km.) di esplorazione in grotta; il suo interno è veramente maestoso: una serie di enormi cavità alcune delle quali lunghe oltre 600 mt. e larghe circa 300, comunicanti tra loro tramite ampi cunicoli, il tutto cosparso da un numero impressionante di formazioni rocciose dalle forme e dimensioni più varie.

  Accompagnati da un’esperta guida locale (è assolutamente vietato, e d'altronde sarebbe anche impossibile immergersi senza) e seguendo senza mai perdere di vista il "filo di Arianna", una robusta cimetta assicurata di volta in volta alle varie stalagmiti per segnare il percorso, la nostra prima esplorazione dura poco più di un’ora che ci è sembrata la più breve della nostra vita per come è trascorsa in fretta, completamente distratti ed affascinati da quello che si presentava alla nostra vista. Questa prima esperienza ci ha così entusiasmati che abbiamo subito prenotato le escursioni in altri due ben noti cenotes, il Taj Mahal ed il Ponderosa. Per quanto siano risultati entrambi molto interessanti, al momento però non hanno retto il confronto con il Nohoch (sicuramente è un errore visitare per primo quest’ultimo, perché dopo gli altri due sembrano insignificanti, anche se col tempo ed a mente fredda tutto riassume una propria identità).

 

A questo punto era giunto il momento di prendersi una pausa e così ci siamo recati a visitare le varie rovine della zona ed a fare qualche immersione a Cozumel. Il "tuffo" nel passato è stato salutare ed ha contribuito a restituire a tutto il resto la propria indiscussa ed intatta bellezza.


Riacquistato il dovuto equilibrio, ci siamo apprestati a riprendere le esplorazioni dei cenotes affrontando un’altra "pietra miliare", il secondo in ordine di notorietà, il mitico "Dos Ojos" , "Due Occhi", poiché a circa un Km. in linea retta dall’entrata principale è situata un’altra apertura, più piccola, un po’ più alta e parzialmente occlusa da rami e tronchi caduti, anch’essa dovuta al parziale cedimento di una volta della galleria. Esplorato per oltre 18 Km. nel senso della direzione principale, esso è un vero dedalo di cunicoli e gallerie che si diramano invitanti in ogni direzione. Raggiungere il Dos Ojos è piuttosto impegnativo, essendo situato in mezzo ad una fitta giungla, ed il suo unico contatto con la "highway", la strada statale che segue tutta la costa e collega tra loro Cancun, Puerto Morelos, Playa del Carmen, Puerto aventuras, Tulum etc. consiste in un accidentatissimo passaggio ricavato tra la folta e lussureggiante vegetazione. Per percorrere i circa due Km. di distanza che separano il cenote dalla statale ci si impiega oltre un’ora e certo non per colpa dell’originale mezzo messo a nostra disposizione dal diving "custode" del cenote, il "Divers of the Hidden Worlds" gestito da Rohn Bayes.
Quest’ultimo, contrariamente al Cedam, si è perfettamente amalgamato nella realtà tipicamente messicana e, pur risultando altrettanto professionale almeno per quel che riguarda la parte strettamente tecnica (abbiamo sempre indossato attrezzatura ridondante per ogni immersione effettuata), a noi di indole latina sono risultati subito molto più simpatici. Giunti infine (dopo aver anche percorso più di 300 mt. a piedi nella giungla con tutta l’attrezzatura subacquea e fotografica al seguito) all’ingresso principale del cenote, ci si è parata davanti una scena di incomparabile impatto: un buco ovoidale lungo all’incirca 20-25 mt. e largo più o meno 10 mt. nella parte più ampia, scuro per la penombra del sottobosco e della volta della galleria parzialmente crollata, ma con un’acqua così cristallina che mai ci era capitato di vedere in precedenza. Prima di prepararci per l’immersione Josè, la nostra guida, ci ha avvertito che il Dos Ojos è molto più stretto ed angusto del Nohoch, per cui occorre molta attenzione ed un assetto perfetto sia per non sollevare sedimenti che impedirebbero ogni visibilità, sia, soprattutto, per evitare di urtare e danneggiare le delicate formazioni calcaree che costellano numerosissime tutto il lungo tragitto, ed infine ha terminato il briefing con una domanda rivolta per metà in inglese e per metà in spagnolo che ci lasciati un pò perplessi: "come state nella vostra mente?" C’è voluto un po’ per capire cosa volesse, ma è stato tutto molto chiaro quando, percependo il fatto che non capivamo, ha aggiunto: "Vedete, se voi non siete assolutamente sicuri di voler andare lì sotto è meglio che rinunciate qui e subito, può essere molto pericoloso trovarsi dentro con gente che si fa prendere dal panico!". Solo dopo che gli abbiamo assicurato che in pratica eravamo venuti in Messico proprio per i cenotes e che ne avevamo già visitato altri in precedenza, ha acconsentito ad accompagnarci in acqua. Oltrepassato un passaggio basso e lungo ci siamo trovati finalmente all’interno e quel che abbiamo vissuto negli 85 minuti successivi non riusciremo mai descriverlo adeguatamente: spente le nostre torce, ci siamo trovati immersi in un buio così profondo che non credevamo potesse esser mai percepito mentre, appena riaccese, innumerevoli piccoli bagliori riflettevano la luce in un caleidoscopio di immagini multicolori; stretti cunicoli pieni di anfratti e passaggi laterali che sembravano portare in ogni dove intervallati da enormi camere dalla volta molto alta, radici di vario tipo che, bucando il terreno, dall’alto si tuffavano nell’acqua limpidissima, stalattiti e stalagmiti di ogni forma e dimensione, solitarie o in gruppo, si stagliavano dappertutto….
Approssimativamente all’andata, fino a raggiungere lo sbocco superficiale secondario, avremo percorso quasi due Km. ma il ritorno è stato molto più breve perché ad un certo punto dobbiamo aver imboccato una scorciatoia, il tutto senza mai incrociare anima viva. La massima profondità raggiunta è stata 21 mt., ma oltre i 16 e per un paio di mt. l’alloclino (il passaggio dallo strato di acqua dolce superiore a quello di acqua salata) rendeva la vista tanto sfocata da non riuscire nemmeno a leggere gli strumenti.
Al termine avevamo ancora circa 60 bar d’aria, ma Josè non ne ha voluto proprio sapere di attardarci ancora un po’ e quindi, sebbene con grande rammarico, siamo tornati alla luce con una promessa: torneremo nello Yucatan con una cinepresa perché né le foto né le parole possono essere sufficienti a descrivere queste "atmosfere"….

 

 

Cenotes aperti al pubblico

 L’elenco dei cenotes nei quali vengono normalmente organizzate escursioni dai vari diving locali è alquanto vasto, di seguito citeremo i più famosi e più facilmente raggiungibili oltre a quelli già descritti in precedenza:

Car Wash
Azul
Linda
Mayan Blue
Temple of Doom
 

 

 

 

 

Consigli di viaggio

 Recarsi nello Yucatan non è difficile; qualsiasi agenzia di viaggi sarà in grado di prenotarvi un volo charter per Cancun da dove, con un taxi o con un’auto presa a nolo (vi sono ottime auto con cambio automatico ed aria condizionata a circa 80 $ americani al giorno) si può facilmente raggiungere, percorrendo la highway 307, Puerto Morelos (40 Km.), Playa del Carmen (60 Km.) o, meglio ancora, Puerto Aventuras (80 Km.), ottima base di partenza per visitare la maggior parte dei cenotes che pullulano la zona.
Giunti in loco l’alloggio non è mai un problema, vista l’ampia disponibilità di sistemazioni di ogni tipo; certo, affidarsi completamente ad un Tour Operator renderebbe tutto ancor più semplice, ma questo dipende ovviamente dalla propria disponibilità economica e dalla propensione individuale all’avventura.
La corrente è alternata, 110 volts, 50 periodi al secondo e la maggior parte delle prese sono di tipo americano.
Ogni immersione singola nei cenotes costa dai 60 ai 65 U.S$., ma se si è in gruppo è possibile negoziare un po’ di sconto.
Per recarsi in Messico non occorre sottoporsi ad alcuna profilassi specifica poiché non vi sono pericolose patologie endemiche, ma dotarsi di repellenti per zanzare è doveroso in quanto lungo la costa i famigerati "mosquitos" impazzano soprattutto al tramonto.
Scorazzare da soli o in compagnia è possibile a qualsiasi ora del giorno e della notte per tutto lo Yucatan, perché è un’area tranquilla che vive di turismo ed il turista, se bene educato, è ovunque molto rispettato, ma è sempre bene evitare di litigare con i locali, si potrebbe incappare nell’eccezione che conferma la regola.
Nello Yucatan il clima è mite tutto l’anno; nel periodo novembre – maggio (noi ci siamo stati in febbraio/marzo) le piogge sono scarse, ma notte e giorno soffia un venticello teso molto fastidioso (non certo per i velisti) che increspa le onde e rende la visibilità sotto costa abbastanza scarsa; a Cozumel, che dista 12 Km. dalla costa, il "Palancar Reef" è sempre ridossato e quindi è possibile effettuare ottime immersioni anche perché sia la visibilità che la vita marina sono veramente eccezionali!

Da non trascurare, poi, le magnifiche rovine precolombiane di Chichén Itzà, Uxmal, Tulum e Cobà, dove vi è la più alta piramide del centro-america, anche perché sarebbe un vero peccato recarsi fin là e non vedere queste maestose vestigia del passato sottratte all’abbraccio della giungla.

 

 

 

 


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