L'isola di Tiran si trova presso il grande
restringimento che definisce geograficamente il golfo di Aqaba, il più orientale dei due
che chiudono a nord il Mar Rosso (l'altro è quello di Suez). Per questa sua posizione,
riduce a circa una decina di chilometri la larghezza apparente dell'imboccatura del golfo
di Aqaba stesso. Quello che però rende Tiran mitica per i subacquei e drammatica per i
naviganti è la presenza, proprio in questa strettoia naturale, di quattro reef corallini
che, salendo da centinaia di metri di profondità come pilastri colossali, giungono fino a
mezzo metro dalla superficie, occludendo di fatto più di metà della larghezza apparente
dello stretto di Tiran.
I fari di segnalazione, e più ancora i due relitti rugginosi che emergono inquietanti,
rendono perfettamente la definizione di incubo dei naviganti che Debbie, la nostra
divemaster, ha attribuito a questa zona. Il tutto rimane poi complicato dalle inevitabili
forti correnti che muovono queste acque e che costituiscono uno dei principali motivi di
interesse per i subacquei che visitano in gran numero questi reef.
I quattro reef sono approssimativamente allineati lungo la direzione NE-SW. Il più
settentrionale è il Jackson reef, di forma pressoché circolare, oggetto della nostra
prima immersione della giornata. Seguono Woodhouse reef, lungo e stretto, Thomas reef,
piccolo e anch'esso circolare, ed infine Gordon reef, ancora circolare ma più grande, su
cui giace il più grande dei relitti di questa zona.
Per la prima immersione ci ancoriamo intorno a Jackson reef. Non è prevista particolare
corrente, ed infatti non ne incontriamo. Appena scesi in acqua il colpo d'occhio è da
mozzare il fiato: mi trovo sospeso nel blu di fronte ad una parete quasi verticale che
scompare sotto di me verso una profondità che a mala pena riesco ad immaginare. Ovunque
guardi è un fiorire di coralli di ogni tipo e grandi gorgonie, fra cui guizzano banchi di
pesci multicolori, del tutto indifferenti ai banchi di homo subacqueus che si aggirano
tutto intorno. Questa specie è di gran lunga la più rappresentata in queste acque, ma
anche i pesci non sono pochi... Fra gli altri, sicuramente degno di nota è un bel
napoleone di circa un metro di lunghezza che nuota placidamente sopra la nostra testa.
Ancora una volta comunque apprezzo la professionalità e la competenza di Debbie, che non
manca di far notare a tutti un pesce coccodrillo, altrimenti invisibile nascosto nella
sabbia, ed un piccolo verme albero di natale, mentre la grande tartaruga si fa notare da
sola, con il suo folto codazzo di subacquei al seguito.
Terminiamo l'immersione con la solita sosta di sicurezza a 5 m, che trascorriamo in
realtà pinneggiando ed esplorando a 5 m. Il manometro segnala ancora 80 bar (più di 100
a Laura), e ci viene dunque accreditato un extended play, altri 10 minuti a questa quota,
mentre chi ha consumato più aria riemerge e torna alla barca. Il grosso dello spettacolo
lo abbiamo già visto, riusciamo comunque a vedere ancora un piccolo pesce ago, ancora su
indicazione della sempre precisa Debbie.
Dopo il pranzo ed un breve spostamento, mentre la barca si appresta ad ancorarsi presso
Thomas reef, ci ritroviamo per il briefing della seconda immersione di oggi.
Contrariamente a quella del mattino, ci aspettiamo corrente abbastanza forte, per cui
sarà tassativo scendere in acqua tutti insieme e rimanere vicini tra noi e prossimi alla
parete del reef. Ci immergiamo senza problemi, seguendo le istruzioni, e ben presto ci
troviamo intorno ai 15 m. Le indicazioni di Debbie erano di non pinneggiare e lasciarsi
semplicemente trasportare dalla corrente, ma almeno in questa prima fase mi sembra di non
percepire alcuna corrente.
Lo scenario è simile a quello di stamattina, un poco meno colorato a causa del sole ormai
più basso sull'orizzonte, ma sempre meravigliosamente strapiombante nel blu. La
sensazione è quella di volare, e mi accorgo della corrente nel momento in cui il ragazzo
che mi sta davanti mi indica un buco in cui sta nascosta una grande cernia grigia. Vorrei
fermarmi un attimo per guardare meglio ed indicarla a Laura, che mi viene dietro, ma mi
accorgo che anche solo il mantenimento della posizione mi richiede un notevole lavoro di
pinne, non parliamo poi di tornare indietro. Per fortuna se ne accorge da sola e la vede
anche lei.
Riprendo dunque a farmi trasportare, vedendo il reef che mi scorre davanti, volgendomi di
tanto in tanto verso il blu nella speranza di qualche avvistamento eclatante, ma vedo solo
dei carangidi ed un paio di pesci trombetta. In compenso sul reef non mancano di tanto in
tanto i grandi ventagli di gorgonia (Subergorgia Hicksonii). La corrente ci sta portando
intorno al reef e ci stiamo avvicinando allo stretto fra due reef, ove la corrente aumenta
decisamente di intensità. Ora si che mi sento realmente trasportato, ed è una sensazione
divertentissima. Verifico l'assetto, che è estremamente stabile, e mi guardo un po'
intorno cercando i miei compagni d'immersione. Laura sembra seduta in poltrona, intenta a
guardare il reef che le scorre davanti come fosse un documentario di Quark in TV, io gioco
a fare l'aeroplano come il giocatore di calcio Montella quando segna un gol, mentre un
ragazzo egiziano che sta studiando da divemaster è nella posizione del loto a testa in
giù, come intento in un esercizio di yoga. Pare proprio che l'immersione in corrente stia
divertendo e rilassando tutti, il tempo e lo spazio scorrono veloci, finché un movimento
sul reef ci richiama alla realtà.
Si tratta di una grande murena Gymnothorax Javanicus di quasi due metri che sinuosamente
si muove lungo il reef, spalancando minacciosamente le fauci, anche se è solo la sua
normale respirazione. Nei suoi spostamenti sta invadendo il territorio di una cernia
grigia puntinata, che ostenta un atteggiamento aggressivo e mostra i denti nonostante la
sproporzione sia notevole, 40 cm contro quasi 2 metri. Ovviamente non ce n'è
assolutamente: la murena risponde con altrettanta aggressività mostrando le sue fauci,
con le quali potrebbe sbranare la cernia in due soli morsi, e la cernia batte
prudentemente in ritirata. La murena riprende le sue peregrinazioni, per nulla turbata dal
nugolo di subacquei che le sguazzano intorno, e ben presto saluta tutti salendo
decisamente verso la superficie. Beata lei che non ha problemi di saturazione da azoto e
velocità di risalita...
Anche per noi comunque è ora di risalire, sosta di sicurezza a 5 m, che in realtà, come
al solito non è una vera e propria sosta, e poi riemergiamo, avendo cura di rimanere
tutti raggruppati. Nel corso della nostra immersione abbiamo effettuato quasi il periplo
del reef, superando lo stretto in cui la corrente era più intensa, ma anche qui non è
trascurabile. La barca si avvicina per riprenderci a bordo, e come misura di sicurezza ci
lancia una cima a cui tutti riusciamo ad aggrapparci per riguadagnare più agevolmente la
piattaforma della barca stessa.
La giornata si avvia alla conclusione, e mentre riprendiamo la rotta verso il porto di
Sharm, il sipario si chiude su uno spettacolare tramonto sulle montagne del deserto del
Sinai.
Scritto da Michele Ornato
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