L'IMMERSIONE RACCONTATA DA ...
Paola Lancia

 



Micronesia: appunti di viaggio e di emozioni


Ore 10 di un 28 Dicembre freddo e ventoso.
Appuntamento in areoporto, banco check-in della nostra compagnia aerea.
Eccoci, tutti pronti per questa lunga traversata che ci porterà in Micronesia, uno tra i migliori posti al mondo per la subacquea e non solo.
Nessuno di noi è mai stato in Micronesia, ma ognuno di noi ha già visto buona parte dell’emisfero.
Ne abbiamo sentito parlare da chi c’è già stato prima di noi, ci siamo documentati ed abbiamo letto articoli al riguardo, e la nostra eccitazione corre veloce, però ............. tutto ciò che vivremo nei prossimi giorni supererà di gran lunga la nostra immaginazione.
Finalmente stiamo per atterrare a Koror, capitale della Repubblica di Palau (Belau), un arcipelago di oltre 300 isole, alcune di origine vulcanica altre di origine calcarea, con una popolazione di appena 20.000 abitanti, ma con circa 50 specie di uccelli non migratori, 1500 specie di pesci pelagici e circa 700 specie tra corallo e anemoni ed una foresta tropicale che ricopre la maggior parte delle isole con alberi del ferro, banani, alberi del pane, cocco, foreste di mangrovia e savane erbose.
L’impatto dall’alto ci lascia senza fiato, il contrasto di colore così intenso tra il verde della vegetazione, il turchese delle lagune, il bianco degli atolli ed il blu dell’oceano quasi ci fa chiudere gli occhi.
Siamo pronti per scoprire questo PARADISO.
Ogni mattina alle otto una barca veloce ci porta in giro attraverso le Rock Islands per le nostre immersioni. Le Rock Islands: un labirinto di canali ed isolotti ricoperti di fitta vegetazione, come tanti funghi galleggianti.

Le nostre discese nel blu profondo o lungo le pareti sono sempre emozionanti, circondati da un mondo fantastico fatto di cernie giganti, aquile di mare, tartarughe, pesci farfalla, anthias, fucilieri a banda gialla, pesci angelo, branchi di argentei barracuda, pesci Napoleone con i quali mi diverto a giocare, coloratissimi giardini di alcionarie, enormi ventagli di gorgonie, lion fish, dragonet, mandarine fish, tridacna gigas, murene, polpi, ricciole, carangidi, mante che danzano.

Le nostre macchine fotografiche e le nostre telecamere quasi non riescono a star dietro ai nostri occhi e alla nostra voglia di riprendere tutto.
E poi c’è LUI, l’affascinante squalo grigio, tra tanta meraviglia lo scorgiamo arrivare con la sua movenza elegante e sinuosa, ci viene vicino tanto che potremmo toccarlo e poi devia continuando il suo percorso.

E ancora pesci, piccoli, grandi, lenti, veloci in un susseguirsi di danze a cui noi sappiamo di non appartenere ma ci illudiamo per un attimo di esserne parte.
Ogni immersione ci riserva magnifiche sorprese, pensiamo che quella effettuata per ultima sia stata la più bella, pronti a ricrederci in quella successiva.
Ci spingiamo sino a Peleliu dove l’incontro tra il Mar delle Filippine e l’Oceano Pacifico è così violento da creare onde assai fragorose e forti correnti, pass per innumerevole fauna marina.
Tra un’immersione e l’altra approdiamo su spiagge bianchissime, coccolati dal richiamo di innumerevoli uccelli, restiamo quasi in silenzio per paura di disturbarli ancora assorti nelle nostre sensazioni subacquee.

I giorni passano e questo PARADISO ci cattura sempre più, ma il tempo scorre veloce e ci sono ancora tante immersioni che vorremmo fare o rifare.
Decidiamo per un giorno, anche se con un certo dispiacere, di interrompere le nostre immersioni.
Partiamo con la jeep alla scoperta di Babeldaob, l’isola più grande dell’arcipelago.
Il nostro percorso si alterna tra la fitta foresta e la strada asfaltata da dove si aprono finestre con paesaggi mozzafiato: da una parte il blu dell’Oceano Pacifico e dall’altra l’azzurro del Mar delle Filippine.
Lasciamo la jeep e ci addentriamo camminando in questa giungla sino ad arrivare ad una grande capanna di tronchi e paglia: BAI la tradizionale casa di riunione degli uomini, a volte ancora usata.
Risaliamo sulla jeep per poi nuovamente ridiscenderne e dopo un tratto a piedi ci fermiamo a visitare i monoliti. Varie storie e miti si alternano sull’origine di queste pietre, ma il tutto è ancora avvolto da mistero.
Durante il percorso la nostra guida ci indica diversi tipi di uccelli e di piante tra cui la carnivora Pitcher (Nepenthes) spiegandoci come cattura le sue prede: gli insetti.
Il nostro giro prosegue in un susseguirsi di percorsi più o meno comodi.
Ultima tappa le cascate di Ngardmau, una delle innumerevoli cascate presente sull’isola.
Di nuovo a piedi addentrandoci ancora nella giungla lungo gli argini di un torrente, percorso certamente non agevole e reso ancora più faticoso dal fango. Da lontano possiamo già sentire il fragore delle cascate e finalmente, quando ormai siamo ricoperti di fango dalla testa ai piedi eccole lì che si aprono di fronte a noi. Ci lasciamo bagnare da questo violento idoromassaggio naturale e ci godiamo esausti, ma inebriati dallo spettacolo, il susseguirsi di arcobaleni.
L’intervallo terrestre è finito: siamo pronti per tornare alla nostra “vita subacquea”.
Ricominciamo con una visita al Lago delle Meduse (uno dei tanti presenti nella zona).
Dopo un breve trekking nella foresta (oramai siamo espertissimi) ci immergiamo con mashera e pinne (le bombole sono proibite) in questo lago salato dove vivono innumerevoli meduse dorate della specie Mastigias, assolutamente innocue, hanno cioè perso il loro potere urticante.
Si muovono tutte insieme, roteando costantemente, verso la luce del sole dal quale prendono vita e nutrimento le alghe simbionti ospiti dei loro tessuti. E noi ci muoviamo con loro verso il centro del lago.

Riprendiamo le nostre immersioni in un alternarsi di pareti e di pianori.
Ci sono innumerevoli grotte, alcune completamente sommerse altre solo parzialmente come Chandelier Cave, 4 magnifiche caverne collegate fra loro dove ammiriamo ancora una volta di più la grandiosità della natura: stalagmiti e stalattiti talmente perfette da sembrare un enorme candeliere da cui prende il nome la grotta

Siamo giunti al nostro ultimo giorno di immersioni.
Ore 7, ci ritroviamo tutti già pronti durante la colazione, cercando di nascondere la nostra trepidante attesa.
Apettiamo una telefonata dal diving. La sera precedente è stata fatta scendere in profondità (oltre 100 mt) una gabbia con all’interno carne di pollo. Il pollo è l’esca per il Nautilus che ne viene attratto dall’odore pur non essendo suo cibo. Durante la notte la gabbia viene fatta risalire molto lentamente e con estrema cautela sino a circa 30 mt.
Solo intorno alle 7.30 sapremo se la Micronesia ci offrirà anche il privilegio di vedere dal vivo il Nautilus. Un mollusco cefalopode tetrabranchiato classificato come fossile vivente la cui conchiglia a spirale rappresenta un perfetto esempio di simmetria naturale.
Mentre controlliamo in silenzio i nostri orologi, arriva la tanto sospirata telefonata, avvicino il ricevitore all’orecchio e dall’altra parte sento solo 2 magnifiche parole: THERE IS (c’è).
Un cenno al gruppo e dopo pochi minuti siamo pronti sul pontile in attesa della barca.
Arriviamo sul punto di immersione e 2 per volta scendiamo nel blu ad incontrare il “nostro” fossile vivente.
Ma le sorpresa non finiscono mai, i Nautili sono 2, uno più grande e l’altro più piccolo.
Sono così belli e particolari con i grandi occhi e quei carnosi tentacoli intorno ad un becco simile a quello dei pappagalli. E poi il colore della conchiglia: una superficie liscia bianca screziata di un rosso mattone.
Non ce ne vorremmo più andare da lì, ma i Nautili debbono tornare nel loro mondo e così quasi salutando come si fa per la partenza di un amico li vediamo ridiscendere negli abissi.
La nostra giornata non è ancora finita e decidiamo di tornare a Blu Hole per poi entrare in un’altra grotta non ancora visitata: Temple of Doom.
La discesa sembra ancora più bella ed intensa, forse perché è l’ultima di questa incantevole vacanza, prima di entrare nel Tempio ci soffermiamo con la testa rivolta verso l’alto ad osservare le 4 aperture di questa larga caverna, la giornata è splendida, il mare è calmo e la luce filtra attraverso il reef creando un paesaggio fantastico.
Attraverso un piccola apertura entriamo nel “Tempio”, non c’è luce naturale all’interno ed una volta entrati non si riesce più a vedere l’uscita. E’ per questo motivo che sono state sistemate due cime all’interno dove ogni guida colloca una torcia che poi riprenderà prima di uscire. Questo luogo particolare ci riserva inaspettate emozioni, infatti è una specie di cimitero delle tartarughe di cui vediamo lo scheletro completo di due esemplari.
Riemergiamo dall’acqua esattamente 24 ore prima del nostro volo intercontinentale.

La nostra guida ed il nostro comandante della barca oramai riescono a leggere i nostri pensieri ed i nostri desideri, il nostro rientro al diving questa volta è più lungo per godere sino all’ultimo di questa magnifica natura, di questo intenso profumo e di questo ineguagliabile tramonto.
Arrivederci Palau, presto ci rivedremo.




Paola Lancia

 

 


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