DA SUB A SUB

 

 

Il Corso

 

Qualche mese fa un mio amico insisteva parecchio per farmi andare in piscina.
Lui fa l’istruttore. Non so se perché gli sto simpatico o perché mi voleva far soffrire dove lui era più forte, fatto sta che alla fine ho ceduto.

No, a me l’acqua non piace tanto. Si mi lavo, la doccia, il bagno come tutti.
Il mare mi fa un po’ paura, da piccolo passavo le vacanze in montagna, grandicello al mare ci son stato ma più che altro per godere dei topless e dei falò notturni.

Lo snorkeling mi affascina… cos'è? Me lo chiedevo pure io quando un'amica di ritorno dal mar Rosso mi ha detto: " Ho fatto snorkeling tutti i 15 gg". L’ha detto con quell’aria da gran donna, gonfiando il petto già ricco di per se. (Forse è stato quello ad impressionarmi).
Ho pensato tra me e me "Sti cazzi! Pure io lo devo fare, sarà qualcosa del kamasutra". Invece no.. vuol dire nuotare con la maschera, il boccaglio e il culo al sole e guardare i pesciolini.
Ho provato pure a fare dell’apnea, 10 secondi li facevo tutti. Giù’ a 2 metri e di fretta a riemergere.

Non so come ha fatto a convincermi, forse parlando di ragazze in costume, forse declamando sensazioni improbabili.
Pensare di fare il Sub.. quasi non ci credevo neppure io.

Tre mesi mi sembrava un tempo troppo lungo per imparare a respirare da un tubo e quando ho scoperto la prima lezione che di bombole, pesi etc non se ne parlava prima di aver imparato a nuotare sono rimasto un po’ deluso.
Non ci ho messo molto però a capire quanto fosse importante lo stare in acqua, quanto sia bello tuffarsi e trovare una temperatura accogliente, fetale. Come i rumori siano attenuati, come lo stress accumulato nella settimana affoghi uscendo dai pori.

Posso dire di aver imparato a stare a mollo. Di aver capito come rendere più efficace il respirare come muovere gambe e braccia per far meno fatica.
Se proprio devo esser sincero, anche fare un po’ di casino con i compagni di corso e il trattenermi dopo a mangiare al bar ha svolto un ruolo coadiuvante (perché mi viene da dire "per il mal di gola" quando uso la parola coadiuvante?)
Poi nuotare (non si dovrebbe dirlo) al seguito di una bella ragazza, le cui piccole imperfezioni sono corrette dall’effetto galleggiante dell’acqua è uno dei piaceri che rendono più fioco qualsiasi sforzo.

Il tempo è volato, le lezioni di teoria smitizzato i dubbi e le paure, in men che non si dica ci siamo ritovati con bombole, erogatori, pesi ed un compagno sul fondo della piscina… udite udite respiravamo!
Ci si riesce, sembra esserci uno gnomo che ti soffia aria nei polmoni proprio quando vuoi tu, non fai a tempo a iniziare a pensarlo che lui apre il rubinetto.
Merito agli istruttori (speriamo nello sconto sul prossimo brevetto) che, con lo sguardo rassicurante persino attraverso la maschera, hanno fugato ogni momento di tensione.

L’esame. Quasi a sorpresa, meglio così.
L’esame "in bacino delimitato": in piscina detto facile.
Manco all’inizio del corso ho nuotato così male. La vasca in immersione (un tuffo e un po' di rana sotto la superficie) si è trasformata in un annaspare col culo all'aria per cercar di tener la testa sotto. Anche la tensione fa parte dell’esame. La prova con le bombole invece bene, il peggio era passato.

La teoria una passeggiata, e pensare che avevo pure ripassato la sera prima. I concetti non sono molti ed un poco di raziocinio permette di districarsi facilmente tra le leggi fisiche e il fantasma dell’embolia.
La piscina non è il mare però, il brevetto non si può conseguirlo solo contando le piastrelle sul fondo con l’acqua a 30 gradi.

Quello che non mi ha fatto dormire la sera prima è stata la prova in mare: 2 immersioni in un giorno.

Partenza da Milano di mattina presto (a qualcuno sembrerà tardi.. a me piace rigirami tra le coperte però). Ore 7: 30 in autostrada, direzione FRAMURA tra Deiva e Levanto, ai margini delle cinque terre, il "paradiso ligure".
Poche parole in auto, la fidanzata al fianco per cercar sostegno e conforto. Appuntamento alla stazione, si è preferito trovarci sul posto per non creare una colonna di camper, fuoristrada utilitarie ed altri veicoli assortiti.
Ore 10:00 precisione militare come ci hanno insegnato al corso.

"Ciao il viaggio tutto bene, oh ma ci sei anche tu". Il finto sorriso di quello che si sta cagando addosso ma vuol far capire all’atro di essere più maschio.
Qualche battuta da mattina presto e giù in spiaggia, borsa con muta profondimetro 8 chili di pesi, scarpe, guanti, maschera pinne erogatori l’asciugamano. Poi la bombola 18 litri di aria compressa a 200 atmosfere.. Sub o muli?

Ragazzi l’11 Aprile non l’avevo mai fatto il bagno, ormai si era lì, c’era il sole, mogli e ragazze a cui non si poteva mostra codardia e pian piano abbiamo indossato la muta, un preservativo di 5 mm di spessore, da testa a piedi, solo parte della faccia scoperta. La cintura con i pesi come se non bastasse. Poi passetti piccoli nell’acqua sperando che non ne passi nemmeno una goccia sotto la muta…. arrrrrrrgghhhh è entrata l’acqua cazzo.

Quando sei cosi conciato si fa fatica restare in piedi anche nell’acqua, ogni sasso sul fondo diventa viscido e provocatorio, ogni minima ondulazione del mare un onda anomala che ti sommerge. Ma il vero sub resiste, anche se beve in un metro d’acqua. Quando hai la bombola sulle spalle gia’ ti senti piu’ sicuro e ti accorgi che come d'incanto la tensione e’ sparita, soggiunge il ricordo di come si sta bene in acqua, "Forza ragazzi altro giro altra corsa inserire il gettone e via".
Le raccomandazioni degli istruttori, trasformati come d’incanto in mamma chioccia. "Si facciamo i bravi", "si vi seguiremo in capo al mondo".

30 metri di nuoto in emersione e il segnale "GIU’". Come nei film, in braccio verso il cielo, il corpo e il viso che scompaiono misteriosamente tra i flutti, una scia di bolle a ricordare che esistiamo ancora.
L’ultimo controllo sott’acqua che tutto sia OK uno sguardo al fido compagno, un cenno di complicità. Si nuota, l'acqua è a 12 gradi ma con la muta sembra brodo. Un nuovo mondo, senza tram e scooter che ti attraversano la strada, senza il capo che declama nuove procedure. Limbo e paradiso, la musica del mare, i colori della tranquillità.

Un tubo della fogna che potrebbe rovinare la poesia invece si trasforma in una guida verso scogli sommersi più interessanti, l’istruttore con una pila illumina anemoni e altre starne bestie che prendono colore, ogni fessura nella roccia e’ un tesoro da scoprire. Inebriati passano i minuti, neanche guardo il profondimetro per vantarmi poi con gli amici della profondità. Tempo e spazio si confondono e cullano me e i miei compagni.

Da non crederci sono passati 45 minuti, l’aria è ancora abbondante ma le prime volte è bene tenerne una buona riserva e si decide di uscire.

L’ho fatto, io c’ero, sta emergendo un nuovo uomo, se guardo bene magari una piccola branchia da qualche parte mi è spuntata.
Non c’e’ sorriso migliore che quello dei compagni che hanno avuto le stesse sensazioni, se non avessimo la maschera magari qualche lacrima ingrasserebbe il mare.

Marco Moniga ex allievo primo grado corso inverno 99
Webmaster www.jollisub.com

I miei compagni di immersione:Gennaro, Dabio, Vincenzo, Alessandra, Fabrizio, Donatella, Simone
Gli istruttori che erano con noi:Peppe, Gigi, Gigio, Alessandro, Rinaldo.


 


torna a da sub a sub