MA CHE FREDDO FA

 

 


 

Ma che freddo fa
di Sergio Discepolo e Manuela Bonacina

 

Ora che l'autunno ha ormai preso il posto dell'estate, per gli appassionati subacquei che non intendono interrompere le proprie attività è giunto il momento di fare i conti con la solita insidia che man mano, con l'avvento dell'inverno, si avvicina: il freddo.
Vero è che fino a novembre inoltrato la temperatura dell'acqua, nel Mediterraneo, generalmente è migliore che in aprile, tuttavia non bisogna trascurare l'elemento "freddo" che, per chi non possiede una muta stagna, può diventare motivo di fastidio e di stress psicofisico.
Infatti tra i fattori ambientali propri del mondo sommerso in grado di influenzare direttamente le performance umane, la temperatura gioca un ruolo di primo piano.
Il contatto stesso del subacqueo con l'acqua fredda è di per sé significativo: l'impatto del viso con l'acqua, tanto più se è fredda, determina un riflesso di bradicardia (riduzione del numero dei battiti cardiaci al minuto) dell'ordine del 10-30%, fenomeno ancor più accentuato negli atleti; viceversa, l'effetto del freddo esercitato
su tutta la superficie corporea induce vasocostrizione, aumento della pressione arteriosa e tachicardia (aumento della frequenza cardiaca).
In acqua la dispersione di calore risulta 25 vo!te maggiore che nell' aria e varia in funzione della conformazione corporea, cioè del rapporto tra superficie cutanea e massa totale del corpo.
Le donne hanno una superficie cutanea più ampia rispetto al proprio volume e quindi si raffreddano più velocemente rispetto agli uomini, lo stesso vale per i bambini e gli adulti di piccola taglia.
Saranno quindi proprio questi subacquei a necessitare di maggior protezione e dover usare qualche accorgimento in più, come l'aggiunta di un sottomuta o magari la scelta di un due pezzi da 6.5 mm. foderato in metalite o in termoplush.
Il freddo è comunque un elemento che reca stress e disagio a tutti, aumenta il rischio di PDD (patologia da decompressione) e, se l'esposizione al freddo continua malgrado la comparsa dei primi brividi, può condurre ad ipotermia.
E' stato dimostrato che, parallelamente alla riduzione della temperatura corporea, avviene una diminuzione della velocità di conduzione dello stimolo nervoso sia a livello del Sistema Nervoso Centrale che di quello Periferico e che pur senza giungere fino a questi stadi, il freddo incide comunque sulla capacità muscolare, riducendo le performance motorie; a ciò vanno inoltre aggiunti una diminuita capacità decisionale, di concentrazione e di vigilanza.
Il freddo, in pratica, rende quindi anche più distratti, interferendo con i processi cognitivi ed influendo sulle capacità mnemoniche e di comunicazione dei soggetti.
Quante volte, dopo un po' che ci si trova sott'acqua, è capitato di controllare i propri strumenti, soprattutto il computer che riporta sul display diversi numeri, e subito dopo accorgersi di non ricordare i dati appena guardati, oppure di ricordarne uno ma non magari proprio quello per il quale si era consultato lo strumento?
Questo conferma che anche il semplice stato di disagio che si prova quando si ha un po' di freddo può aumentare la distrazione ed i tempi di reazione.
Il freddo, infine, è anche una di quelle condizioni in grado di incrementare il rischio di PDD.
Infatti, a causa della legge di Henry, l'azoto diffonde meglio nei tessuti alle basse temperature quindi il rischio di accumulare azoto in maggior quantità, porta di conseguenza ad un aumento della probabilità di formazione di bolle nell'organismo.


Tutto ciò ci induce pertanto a considerare il freddo come un importante elemento da tenere in considerazione per le nostre immersioni invernali e che ci costringe o a proteggerci adeguatamente, magari con una muta stagna, o a programmare le uscite a profondità minori.

A cura di
Sergio Discepolo e Manuela Bonacina
ATMOSPHERA DIVING CLUB - ARGENTARIO
Tel.: 333 2918744
Gli autori sono a disposizione per approfondimenti e chiarimenti all'indirizzo
sdiscep@tin.it


 


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