IMMERSIONI MULTIPLE PER PIÙ' GIORNI CONSECUTIVI

 

 


 

Immersioni multiple per più giorni consecutivi
di Sergio Discepolo e Manuela Bonacina

 

Grazie allo sviluppo del turismo subacqueo, attualmente risulta molto più comodo rispetto ad alcuni anni fa raggiungere mete subacquee veramente molto allettanti e particolarmente adatte a trascorrere una vacanza blu; per soddisfare i desideri dei subacquei più esigenti sono state poi appositamente ideate crociere che promettono "immersioni illimitate comprese nel prezzo" a qualsiasi ora del giorno e della notte.

In queste occasioni, per sfruttare al meglio la vacanza, talvolta si effettuano una serie di immersioni ripetitive per più giorni consecutivi e coloro che hanno la fortuna di poter trascorrere una o due settimane in località tropicali, spesso non si lasciano sfuggire l’occasione di effettuare qualche immersione in più.

Si è fatto quindi strada tra gli studiosi di medicina iperbarica un nuovo interrogativo: cosa comporta effettuare immersioni multiple per più giorni consecutivi?

Purtroppo, dato che il quesito si è posto in tempi molto recenti, ancor poco si può affermare senza tema di smentite circa questo problema, poiché sono ancora scarsi i dati di studi scientifici appositamente condotti per dare una risposta a cosa accada fisiologicamente ad un subacqueo esposto a queste condizioni, anche se attualmente sono in corso diversi lavori ben articolati inerenti questo nuovo aspetto della medicina subacquea.

La risposta, allo stato attuale delle conoscenze, è quindi di fatto alquanto controversa, poiché vi sono diverse teorie che si fondano su ipotesi non ancora completamente ed efficacemente dimostrate.

Alcuni studi, non troppo recenti, hanno raccolte prove di un possibile "adattamento alle immersioni", cioè di una progressiva maggior resistenza fisica alla comparsa di bolle sintomatiche dopo una settimana di immersioni giornaliere, dati peraltro confermati empiricamente proprio dall’enorme mole di subacquei che partecipano a questo tipo di vacanze.

Tuttavia, alcune teorie completamente opposte sembrerebbero indicare l’esatto contrario.

E’ noto, infatti, che una certa quantità di bolle, sia pur di piccole dimensioni e quindi asintomatiche, si forma sempre, anche nel corso di tranquillissime immersioni condotte entro i limiti della curva di sicurezza.

Secondo recenti studi, la presenza di queste "silent bubbles" a livello dei capillari di un tessuto potrebbe ostacolare la desaturazione, cioè rallentare l’eliminazione dell’azoto presente nel tessuto in questione; inoltre, la permanenza in situ di una "fase gassosa" può far sì che l’azoto che vi giunge in tempi successivi (durante appunto immersioni ripetitive) avrà la possibilità di essere più facilmente captato e più lentamente eliminato.

L’assorbimento ed rilascio di azoto da parte di quel tessuto durante una successiva immersione non potrà più, quindi, essere esattamente sovrapponibile a quello che si era riscontrato nella I immersione, come invece viene ipotizzato da qualsiasi tabella o computer.

Queste apparenti contraddizioni non fanno che aumentare le perplessità dei subacquei circa il modo di agire più corretto e sicuro.

In realtà, bisogna tener presente che la suscettibilità alla comparsa dei sintomi di MDD è estremamente variabile in ciascuno di noi e dipende da numerose variabili, alcune ormai note ed altre non ancora ben identificate.

Per questo, oltre a seguire le indicazioni sui limiti di profondità/tempo che ci vengono dati dagli strumenti a nostra disposizione (tabelle e computer subacquei), è buona norma rispettare alcune regole di base che tutti i subacquei conoscono e che hanno il precipuo scopo di limitare la formazione di bolle di azoto e di facilitarne la loro eliminazione. Esse in particolare prevedono che:

Inoltre, per rimanere nell’ambito di una più concreta sicurezza, attualmente quasi tutti gli "addetti ai lavori", sia studiosi che istruttori, consigliano e si attengono ad una regola molto semplice: dopo un periodo di una settimana di immersioni, è preferibile astenersi dall’effettuarne per una giornata, in modo da dare tempo all’organismo di eliminare quanto più completamente l’eventuale azoto residuo rimasto ancora intrappolato nei tessuti.

Nel frattempo, a noi non resta che attendere la pubblicazione di nuovi dati, nuove teorie e nuovi sviluppi di questa ancor giovane ed affascinante branca della medicina e dello sport.

A cura di
Sergio Discepolo e Manuela Bonacina
ATMOSPHERA DIVING
Camping Village Il Veliero
Loc. Giannella - Argentario


 


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