ARCHEOLOGIA SUBACQUEA


RICERCHE SUBACQUEE NELLO YEMEN

 

Bi’r Ali, località sull’Oceano Indiano è un minuscolo paese di pescatori a 170 Km ad Ovest di Al Mukalla, importante porto commerciale secondo solo ad Aden: in prossimità delle casupole che lambiscono il mare sorge l’omonima spiaggia meta obbligata per chi visita lo Yemen, infatti le dune costiere celano due splendide spiagge a Nord e a Sud dell’imponente Husn al-Gurab (fortezza dei corvi), collina vulcanica che ha certamente segnato la storia di questa località.

La natura del luogo estremamente suggestiva offre spettacoli di incomparabile fascino ove colonie di cormorani e branchi di delfini dominano questo lembo di penisolo sud-arabica con un mare spettacolare e impetuoso, che tormentato dal vento di nord-est preannuncia il benefico monsone invernale.

In questa suggestiva cornice ha avuto luogo la ricerca subacquea tesa alla verifica di un’ipotesi, nata dallo studio di ceramiche rinvenute presso l’antico centro abitato di Qanà durante le campagne di scavo archeologico condotte negli anni da archeologi russi e francesi.

Lo scavo delle strutture poste ai piedi dell’Husn al-Gurab, ha evidenziato l’importanza del sito sia sotto l’aspetto religioso che commerciale, infatti lungo le vie carovaniere e attraverso il mare transitavano le pregiate mercanzie provenienti dall’India e dai principali porti del Mediterraneo.

Si trattava dunque di verificare l’eventuale presenza di un porto o di una zona d’ormeggio utilizzato dalle imbarcazioni che rifornivano d’argento seta e oro l’opulento regno sud-arabico che i Romani chiamarono a ragione "Arabia Felix". L’ipotesi supportata dai dati archeologici forniti dagli studiosi russi e francesi da anni impegnati nella zona, ha dato il via a un progetto di ricerca subacquea sostenuto da vari sponsor interessati dall’iniziativa. E’ stato cosi costituito un ristretto ma efficiente gruppo di lavoro, capace di condurre e documentare le fasi di tutta l’operazione, affrontando e risolvendo i grossi problemi che una spedizione del genere poneva. Si e’ lavorato per tre settimane al limite fra deserto e Oceano con temperature massime di 45°, sabbia che sospinta dal vento rischiava di intasare generatori e compressore e un mare che sorprendentemente offriva una visibilità di soli 3-4 metri con grosse difficoltà di approvvigionamento di acqua e viveri dovendo percorrere 170 Km per raggiungere la città più vicina.

Sono stati trasportati direttamente dall’Italia circa 1000 Kg di bagaglio composto da attrezzature d’immersione, bombole, compressore, materiale video-fotografico, un gommone con motore di 9 c.v., tende e attrezzature da campo, strumenti per il rilievo topografico e 15 Kg di materiale per le emergenze tecniche.

La spedizione giunta nello Yemen , dopo un attraversamento del paese da Nord a Sud , durato 25 ore, ha potuto istallare il campo su una spiaggia a Nord-Ovest della collina dell’Husn al-Gurab.

La ricerca subacquea, è partita dalla zona più prossima alle antiche strutture murarie presenti sulla spiaggia e pertinenti ad un magazzino per lo stoccaggio delle merci; il fondale sabbioso, con isolati scogli coralligeni colonizzato da miriadi di pesci multicolori intenti a banchettare con "croccanti" madrepore cervello, tranquille murene che presidiavano la loro tana in attesa di un facile pasto e sinuosi pesci leone fra enormi gorgonie, sono stati i primi testimoni della ricerca sistematica del tratto di mare compreso fra il campo base e la batimetrica di –8 metri.

Da questa ricerca è emersa dal fondo per circa 10-15 cm. un ancora litica che nella sua straordinaria semplicità celava la testimonianza che in quella baia antichi marinai dopo un viaggio di miglia e miglia ancoravano per scambiare mercanzie con gli abitanti di Qanà, centro commerciale e strategico del regno dell’Hadramawt. Trovato finalmente questo importante riferimento, la ricerca ha offerto il ritrovamento di numerosi reperti ceramici che sono stati via via posizionati, fotografati e infine recuperati per essere sottoposti ai primi processi per la loro conservazione.

Dopo circa due settimane di lavoro erano stati recuperati circa cento reperti di cui settanta particolarmente significativi datati fra il I a.C. e il VI secolo dopo Cristo, costituito da anfore di varia tipologia, ancore in pietra, pietre di ormeggio scanalate al centro per l’eventuale alloggiamento di cime, vasi in ceramica per uso domestico, contenitori vari, lampade e resti di pasti costituiti da ossa animali e lische di pesce.

L’analisi di questo materiale la sua collocazione sul fondale e la tipicità delle pietre scanalate lasciano supporre di aver individuato una zona di ormeggio ove imbarcazioni commerciali sostavano per scaricare su barche più piccole le merci che venivano poi immagazzinate nei depositi della città di Qanà.

Si è quindi in presenza non di un porto convenzionale ma di una , forse due, zona di ormeggio, infatti la baia indagata è situata a N.W. della città, quindi protetta dal monsone estivo, è molto probabile che durante il monsone invernale quando il vento spira da N.E. le imbarcazioni gettassero l’ancora nella baia a S.W.

Qanà ai piedi dell’Husn al-Gurab ha visto certamente transitare nel suo emporio le pregiate merci provenienti dall’India e destinate anche ai mercati di Roma, navi cariche d’incenso, spezie, animali esotici, pietre preziose e argento, attraverso l’Oceano Indiano e il Mar Rosso giungevano nel Mediterraneo e ne ripartivano con olio, vino, garum che nella rotta inversa venivano scambiati nei porti sud-arabici e indiani.

Gli importanti risultati conseguiti, pongono così le basi per future e più estese ricerche che possano svelare e risolvere completamente i nodi per l’interpretazione di un sito di questo tipo, descritto anche da un navigatore-commerciante del I° secolo che nel suo Periplo del Mare Eritreo, consiglia le rotte più sicure, i ridossi, le località ove scambiare le mercanzie e tutte quelle informazioni che sono oggi normalmente presenti sui nostri portolani.

 

 

 

Marco Sangiorgio


torna alla Biblioteca

torna alla HomePage di Diveitaly