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| L'ANGOLO TECNICO | |
| AVVISO : le informazioni riportate in queste pagine sono sviluppate al fine di soddisfare la curiosità e l'interesse sugli argomenti trattati. IN NESSUN CASO le informazioni qui riportate possono essere utilizzate per programmare e realizzare immersioni. Uno specifico addestramento con un istruttore qualificato e certificato è richiesto per programmare e realizzare immersioni che prevedano l'uso di attrezzature subacquee di qualsivoglia tipo. |
UN EROGATORE CHIAMATO “OCTOPUS”
di Sergio Discepolo & Manuela Bonacina
Quando ci si
accinge ad immergersi per la prima volta, uno dei dubbi che angosciano i neofiti
è sicuramente la possibilità che, ad un certo punto, si possa
rimanere senz’aria mentre si è ancora sommersi dall’acqua.
Tuttavia, come si apprende in breve frequentando un apposito corso subacqueo,
questa è in realtà un’evenienza quanto mai rara e per evitarla
è sufficiente attenersi alle procedure insegnate: check dell’attrezzatura
prima dell’immersione e frequente controllo del manometro mentre si è
in acqua.
Qualora, comunque, per un qualsiasi e sia pur improbabile motivo, ci si trovasse
in immersione con poca o addirittura senz’aria, qualunque corso base prevede
l’insegnamento delle procedure standard per poter raggiungere la superficie
in sicurezza.
Tra queste, l’utilizzo di una fonte d’aria alternativa è
la soluzione più comoda ed efficace.
Da diversi anni, ormai, il suo impiego è stato infatti reso obbligatorio
da numerose organizzazioni didattiche non soltanto durante i corsi, ma anche
nelle immersioni a carattere ricreativo.
La fonte d’aria alternativa consiste semplicemente in un erogatore supplementare
che il subacqueo deve sempre portare con sè in immersione; diversi, comunque,
sono i sistemi che
possono essere utilizzati per raggiungere questo scopo:
• l’octopus,
• un secondo erogatore completo di I° e II° stadio,
• un II° stadio collegato alla frusta di bassa pressione del GAV,
• un bombolino secondario dotato di I° e II° stadio (pony tank),
• lo Spare Air (che consta anch’esso di una piccola bombola aggiuntiva
con erogatore incorporato).
Se questi ultimi tre sistemi non sono poi così diffusi, vuoi per motivi
di scomodità, ingombro o costi, un numero sempre crescente di subacquei
ha adottato invece l’abitudine di utilizzare due secondi stadi montati
su di un unico I° stadio.
Questo sistema è stato denominato “octopus”, per la vaga
somiglianza che assume nei confronti dell’omonimo animale marino quando
completo e cioè dotato anche di frusta a bassa pressione per il GAV e
di quella ad alta pressione per il manometro o la consolle.
L’octopus offre sicuramente molti vantaggi pratici quali minor ingombro
e peso (importanti soprattutto in viaggio), necessità di un solo attacco
sulla rubinetteria della bombola, oltre ad una maggior comodità e velocità
nell’assemblaggio.
Ne consegue anche un suo ridotto costo d’acquisto e, successivamente,
per la sua corretta e periodica manutenzione.
L’uso, invece, di un secondo erogatore separato, completo di I° e
II° stadio, è stato molto più diffuso fino a qualche anno
fa, tant’è che per molti risulta ancora la scelta preferita.
Esso richiede che la bombola sia dotata di rubinetteria bi-attacco, ha un costo
maggiore (necessita infatti dell’acquisto di due primi stadi separati),
ma è ritenuto più sicuro e rimane comunque di prima scelta, se
non addirittura obbligatorio nel caso si effettuino d’abitudine immersioni
piuttosto profonde, impegnative o in situazioni particolari, come nelle immersioni
definite “tecniche” (in grotta, nei relitti, con l’uso di
miscele).
Molto spesso abbiamo avuto modo di sentire opinioni a sfavore dell’utilizzo
dell’octopus, per lo svantaggio che ne può derivare in termini
di sicurezza: un qualsiasi inconveniente all’unico I° stadio, infatti,
si trasmetterebbe ad entrambi i II° stadi, escludendo la possibilità
di chiudere il rubinetto dell’erogatore difettoso e poter raggiungere
tranquillamente la superficie indipendentemente dall’aiuto di un compagno
di immersione.
Questo problema si è fatto oggigiorno alquanto trascurabile, data l’elevata
affidabilità degli attuali erogatori, l’obbligo della fonte d’aria
alternativa per tutti i subacquei e l’applicazione del sistema di coppia.
OCTOPUS: PRO E CONTRO
| PRO | CONTRO |
| •
minor costo d’acquisto e manutenzione • minor peso ed ingombro • più facile assemblaggio • sufficiente la rubinetteria mono-attacco |
• impossibilità
di escludere un solo erogatore in caso di guasto |
L’entrata in vigore della normativa
europea EN 250, nel marzo ‘93, ha oltretutto di fatto eliminato dal mercato
i modelli meno efficienti.
Essa infatti, tra le altre cose, stabilisce limiti ben precisi per quanto riguarda
le performances che un erogatore deve dimostrare di possedere per poter essere
accettato; queste norme molto severe hanno fatto sì che qualunque erogatore
“omologato” sia perfettamente idoneo a supplire le nostre esigenze
respiratorie in qualsiasi situazione e sia “fail safe”, cioè
“a prova di rottura”, così che in caso di guasto, evenienza
estremamente rara se l’attrezzatura viene opportunamente “manutenzionata”
e revisionata, non blocchi il passaggio dell’aria bensì vada in
erogazione continua, permettendo così la respirazione da parte del sub.
Queste opportunità, oltre alla non meno importante abitudine di immergersi
rigorosamente in coppia, hanno fatto sì che la scelta di utilizzare l’octopus
stia man mano prendendo il sopravvento, considerato soprattutto il fatto che
spesso nei mari tropicali (a meno di non appoggiarsi a Centri italiani) non
è possibile utilizzare altro sistema, dato che le bombole sono tutte
del tipo monoattacco, quindi anche coloro che preferiscono utilizzare i due
primi stadi indipendenti sono costretti a modificare ad hoc il proprio erogatore,
a meno di portare con sé anche uno sdoppiatore da collegare alla rubinetteria
della bombola.
A cura di
Sergio Discepolo & Manuela Bonacina
Atmosphera Diving Club – Argentario
Tel.: 333 2918744
www.diveitaly.com/atmosphera
Gli autori sono a disposizione per approfondimenti e chiarimenti all’indirizzo
sdiscep@tin.it
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