L'ANGOLO TECNICO

 

AVVISO : le informazioni riportate in queste pagine sono sviluppate al fine di soddisfare la curiosità e l'interesse sugli argomenti trattati. IN NESSUN CASO le informazioni qui riportate possono essere utilizzate per programmare e realizzare immersioni. Uno specifico addestramento con un istruttore qualificato e certificato è richiesto per programmare e realizzare immersioni che prevedano l'uso di attrezzature subacquee di qualsivoglia tipo.

 

LA MUTA STAGNA - Parte Prima

 

MODALITA’ COSTRUTTIVE DELLE MUTE STAGNE

Come prima cosa è opportuno chiarire la diversità tra muta stagna a volume costante e muta stagna a volume variabile .
Comunemente viene definita muta stagna a volume costante quella muta che, pur non permettendo entrata di acqua dall’ ambiente esterno , non consente di immettere e scaricare aria all’interno di essa per equilibrare la variazione di volume dovuta all’ aumentare o al diminuire della pressione idrostatica esterna. Viene invece definita muta stagna a volume variabile quella muta che, oltre a non permettere entrata d’acqua , consente anche , attraverso un sistema di valvole , l’immissione e lo scarico di volumi d’aria a discrezione dell’operatore che la indossa.
Benché comunemente usate, tali definizioni sono, a tutti gli effetti e secondo le leggi della fisica, quanto meno inesatte per i seguenti motivi :
in realtà una muta stagna senza possibilità di carico e scarico d’aria è un sistema che varierà il suo volume interno dipendentemente ed in modo inversamente proporzionale alla pressione idrostatica esterna. Quindi questa è decisamente una muta a volume variabile.
Lo scopo, invece , delle mute stagne con possibilità di carico e scarico d’ aria è quello di ripristinare una situazione che si è modificata a causa della variazione della pressione idrostatica esterna e quindi di ripristinare un volume interno alterato durante le fasi successive di immersione. E’ questa quindi, a tutti gli effetti, una muta che tende a mantenere un volume interno costante. Tuttavia è opportuno mantenere le definizioni così come sono, poiché ormai entrate nel vocabolario di tutti i giorni.

Dal punto di vista del materiale utilizzato le mute stagne possono dividersi in due categorie : le mute stagne in neoprene e le mute stagne in tessuto (siano esse in gomma, poliuretano o trilaminato). La differenza fondamentale tra questi due sistemi è che il primo (quello che considera le mute in neoprene) è soggetto a variazioni di spinta idrostatica dipendenti dal sistema stesso , mentre il secondo (quello che considera le mute in tessuto gommato e trilaminato) resterà inalterato nonostante le variazioni della pressione esterna / interna. Altra differenza tra i due sistemi , è che il sistema costituito da muta stagna in neoprene e da un sottomuta leggero garantisce , oltre che la impermeabilità, anche una coibenza termica autonoma dipendente dallo spessore del neoprene espanso; ma ciò è rilevante solamente fino a profondità relativamente basse (diciamo fino a - 20 mt) . Per contro la muta in tessuto gommato e/o trilaminato non garantisce , da sola , alcuna coibenza termica , ma solamente la separazione del corpo umano dall’ ambiente esterno . La protezione termica è interamente demandata alla qualità ed alla quantità di sottomuta usato. Tutte le qualità di questo sistema (separazione dall’ acqua e coibenza termica) restano però invariate nel corso di tutta l’immersione, indipendentemente dalla profondità di esercizio. Inoltre la tecnica d’uso di una muta stagna in neoprene risulta decisamente più complessa di quella della sua diretta concorrente e ciò perché è necessario controllare , oltre alla variazione di volume interno , anche la variazione di volume del neoprene medesimo. Terza differenza tra i due sistemi è quella inerente la facilità di riparazioni e manutenzioni che sono entrambe più semplici nelle mute stagne in tessuto.

Esaminiamo ora le caratteristiche costruttive dei vari tipi di muta stagna.

Mute in neoprene.

Per la costruzione di una muta stagna in neoprene viene solitamente utilizzato del neoprene con spessore da 7 a 9 mm, preferibilmente espanso ad alta densità in modo da offrire buone caratterstiche di coibenza termica, al quale viene applicata, internamente ed esternamente, una fodera in nylon particolarmente robusta per controbilanciare le scarse proprietà di resistenza meccanica del neoprene stesso.
A differenza di quel che si potrebbe credere, la realizzazione di una muta stagna in neoprene richiede l’impiego di accurate tecniche costruttive. Una volta tagliate, le varie parti vengono incollate con apposito mastice e poi cucite internamente ed esternamente con punti non passanti (oppure cucite esternamente con punti non passanti e nastrate e sigillate internamente). Alla muta così realizzata vengono applicati polsini e collarino, solitamente in neoprene anch’essi.

Mute stagne in trilaminato

Il trilaminato è un materiale multistrato costituito da fogli di tessuto di nylon alternati a uno strato di gomma butilica. Tale materiale fu originariamente studiato e sviluppato in Gran Bretagna, per conto della NATO, al fine di produrre indumenti militari protettivi contro gli agenti chimici.
Esistono vari tipi di trilaminato che si distinguono per la loro pesantezza, che viene definita in grammi per metro quadro, quelli più utilizzati per il confezionamento di mute stagne sono i tessuti da 230 gr/m² e 350 gr/m², denominati rispettivamente TLS1 e TLS4 (TLS è l’abbreviazione di tri-laminate suit).
Questo tessuto consente di realizzare delle mute stagne che hanno un peso contenuto e sono particolarmente comode da indossare, benché risultino un po’ rigide a causa della scarsa elasticità del tessuto stesso (anche se ultimamente iniziano ed essere disponibili anche dei trilaminati elastici). Questo tipo di mute sono idonee a soddisfare le esigenze legate ad un’attività sportiva e ricreativa, mentre risultano non sufficientemente robuste per un’attività professionale, che oltretutto viene spesso svolta in acque con rilevante presenza di sostanze inquinanti ed oleose che la porosità del tessuto tenderebbe ad assorbire.
La lavorazione del trilaminato è relativamente semplice e non richiede tecnologie particolari : si tratta di ritagliare dai fogli di tessuto le parti di muta che vanno poi cucite tra di loro, dopo di ciò si passa all’impermeabilizzazione che avviene attraverso nastratura o mediante l’uso di appositi sigillanti. Alla muta così realizzata viene applicata la cerniera, gli stivaletti, i polsini ed il collarino.
Anche la riparazione di questo tipo di muta è relativamente semplice. In caso di foratura si può rimediare applicando internamente un po’ di Aquasure.

Mute in tessuto gommato vulcanizzato

Il tessuto per la fabbricazione di tali mute è costituito da una trama di polyestere spalmato con gomma naturale con aggiunta di oz- res, un componente sintetico che, alle ottime qualità di resistenza meccanica proprie della gomma, unisce una resistenza agli agenti chimico-fisici esterni (ozono, ultravioletto, olii minerali e naturali ).
A tale tessuto, assemblato con la gomma di spalmatura allo stato ‘’crudo", viene unita una fodera interna e cucito senza sovrapposizioni; la giunzione viene poi protetta da un nastro di gomma e oz-res anch’esso allo stato "crudo" . Dopo di ciò, vengono inseriti tutti i rinforzi necessari nonché la cerniera e le sedi per le valvole . Il vestito così assemblato è inserito in manichini metallici e introdotto in grosse autoclavi dove , alla temperatura di circa 120 gradi ed alla pressione di circa 4 bar, viene vulcanizzato e quindi ne esce come un "pezzo unico" che non può essere considerato cucito e nastrato come comunemente si intende. A questo punto vengono unicamente aggiunte le parti di tenuta (polsini, guarnizione collo e/o cappuccio) in puro lattice di gomma ottenuto per processo catalitico.
Le mute di questo tipo hanno un’ottima resistenza meccanica, pur rimanendo sufficientemente morbide ed elastiche, e sono facilmente riparabili. Per contro, il loro peso risulta essere superiore ad altri tipi di mute.

Mute in poliuretano

Per la realizzazione di questo tipo di mute si utilizza un tessuto base di poliestere riportato a spessore con poliuretano termoplastico fino al raggiungimento di uno spessore medio equivalente a 590 gr/m², ottenendo un materiale caratterizzato da un’ottima resistenza meccanica e chimica e da una buona elasticità.
La peculiarità delle mute realizzate con questo materiale è che sono costituite praticamente da un corpo unico, infatti, durante l’assemblaggio, le varie parti vengono sovrapposte per circa un centimetro e quindi saldate in radiofrequenza, non ci sono quindi né cuciture né incollaggi. Con l’applicazione di nuove tecnologie si è giunti anche ad avere la possibilità di saldare la lampo al vestito. Legati ai sistemi tradizionali rimangono l’incollaggio dei polsini e del collarino.
La muta stagna in poliuretano si pone a metà strada tra la muta in gomma, di cui ha le caratteristiche di resistenza ed elasticità, pur risultando meno pesante, e quella in trilaminato, di cui ha le caratteristiche di morbidezza e comodità.

Crushed neoprene

Il crushed neopren , o neoprene precompresso , è un materiale molto resistente ed allo stesso tempo molto flessibile. Viene realizzato utilizzando uno spesso strato di neoprene macrocellulare espanso rubatex, al quale vengono connesse delle fodere in robusto nylon; il materiale così ottenuto viene poi sottoposto a particolari tecniche di lavorazione che consistono nel comprimerlo e decomprimerlo varie volte sino ad ottenere la rottura di tutte le cellule del neoprene. Ne risulta un materiale molto simile ad un tessuto, ma dotato di notevole elasticità e grande resistenza meccanica.
Per l’assemblaggio delle varie parti della muta si utilizzano tecniche di lavorazione simili a quelle utilizzate per il neoprene espanso, ma più complesse a causa del minimo spessore del materiale : le parti vengono incollate e poi cucite con punti non passanti, si provvede quindi all’impermeabilizzazione attraverso una nastratura elastica e all’applicazione di collarino e polsini.
Le mute stagne realizzate in neoprene precompresso si collocano come via di mezzo tra quelle in neoprene espanso, di cui ereditano gli aspetti positivi di robustezza ed elasticità ma anche i negativi di peso e difficoltà di riparazione, e quelle più propriamente in tessuto alle quali assomigliano nelle tecniche di utilizzo e per le caratteristiche di comodità e vestibilità (questa anzi risulta migliore nelle mute in precompresso grazie all’elasticità di questo tessuto che permette tagli particolarmente formati).

 

(continua)

 

A cura dello Staff di Aquatica


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