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| LA PAROLA AGLI ESPERTI - Tecnica ed immersione..... | |
NITROX, alcune notizie al riguardo
Nonostante il Nitrox venga
costantemente pubblicizzato e che insistenti voci provenienti dagli U.S.A.,
sua patria d’origine, abbiano più volte affermato che esso avrebbe
ben presto soppiantato l’aria come miscela di scelta nelle immersioni
a carattere ricreativo sia durante i corsi che nelle immersioni quotidiane,
in Italia non è che abbia avuto poi tutto questo successo, tant’è
che non ci capita di vederlo impiegato con frequenza, anzi, malgrado se ne parli
da diversi anni, ci è parso di capire che le idee sull’argomento
siano tuttora poco chiare, visto quanto spesso il Nitrox venga ancora confuso
o addirittura assimilato ad altri tipi di miscele come il Trimix e l’Heliox.
Sicuramente il Nitrox ha davvero una sua ben precisa e specifica collocazione
nel variegato mondo della subacquea, potendo talvolta porsi effettivamente come
miscela d’elezione, ma a nostro avviso, soltanto in ben determinate circostanze.
Cos’è il Nitrox (Enriched Air
Nitrox)?
Innanzitutto il termine Nitrox andrebbe riferito ad una miscela respiratoria
contenente una percentuale di azoto (in inglese Nitrogen) superiore a quella
normalmente presente nell’aria (che, com’è noto, è
composta da circa il 78% di azoto, 21% di ossigeno, 1% di gas rari e che pertanto
viene anche denominata normo-ossica), mentre viceversa per le miscele respiratorie
contenenti meno azoto e più ossigeno, come è in realtà
ciò di cui stiamo parlando, la definizione più corretta sarebbe
quella di “Aria Arricchita”.
Nella pratica, invece, il nome Nitrox viene abitualmente riferito proprio a
quest’ultima formula, essendo la dicitura abbreviata del termine Enriched
Air Nitrox (EAN) ed è entrato talmente nell’uso comune che anche
noi, per semplicità, ci riferiremo ad essa utilizzando indifferentemente
entrambi i termini.
Contrariamente poi a quanto comunemente ritenuto in giro, il Nitrox non è
una scoperta recente, ma risale al lontano 1943, allorché un medico americano
di nome Lambertsen propose l’impiego di miscele contenenti più
ossigeno e meno azoto per ridurre gli obblighi decompressivi nelle immersioni
poco profonde a carattere commerciale e militare.
Nei primi anni ‘70 il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration),
un importante ed autorevole istituto di ricerca americano, cominciò ad
impiegarlo assiduamente nelle proprie immersioni a carattere scientifico e la
vasta esperienza accumulata nel corso del tempo ha fatto sì che le metodiche
di impiego applicate dal NOAA siano diventate poi gli standard delle linee guida
per l’uso del Nitrox sia nelle immersioni di tipo “tecnico”
che in quelle ricreative.
Attualmente vengono fondamentalmente impiegati due tipi di Nitrox cosiddetti
“standard”:
l’EAN I, contenente il 32% di ossigeno ed il 68% di azoto,
l’EAN II, composto dal 36% di ossigeno e dal 64% di azoto,
sono inoltre già numerosi i computer a disposizione del pubblico in grado
di elaborare profili di immersione per l’uso di miscele a percentuali
fisse e/o variabili di ossigeno e azoto.
Perchè Nitrox
Ma perché usare il Nitrox e quali sono i vantaggi pratici che se ne ricavano
dal suo impiego?
Essendo l’assorbimento ed il successivo accumulo d’azoto nel nostro
organismo il responsabile primario della comparsa di sintomi da MDD (Malattia
Da Decompressione), appare subito ovvio che respirare una miscela contenente
minori percentuali di azoto permette di ridurne l’assorbimento e quindi
di aumentare i tempi di fondo consentiti in curva di sicurezza o, a parità
di tempi di permanenza, di ridurre il rischio di comparsa di sintomi di MDD.
I vantaggi del Nitrox
Rispetto all’impiego di Aria, l’uso del Nitrox permette quindi immersioni
prolungate ed intervalli di superficie minori in caso di ripetitive (oppure
ripetitive più lunghe con gli stessi intervalli di superficie).
In alternativa il Nitrox consente di effettuare immersioni con gli stessi tempi
di fondo usualmente calcolati con l’impiego di Aria, riducendo però
considerevolmente la possibilità di comparsa di sintomi di MDD soprattutto
nei soggetti più a rischio a causa di fattori quali età, sesso,
obesità, fumo, freddo, disidratazione, assunzione di farmaci etc.
Prerogativa del Nitrox sembra anche essere quella di una minore sensazione di
spossatezza e sonnolenza al termine dell’immersione, fenomeno piuttosto
comune con l’impiego di Aria, ma che talvolta si manifesta oltre quel
normale livello di affaticamento che ci si aspetterebbe dopo una consueta performance
psico-fisica.
Questa sensazione, che viene attribuita all’accumulo nei tessuti di micro-bolle
silenti, pare manifestarsi meno frequentemente in coloro che impiegano il Nitrox,
essendo inferiore la quantità di azoto assorbito.
Analoga riduzione in frequenza ed in intensità è stata riportata
inoltre per quel che riguarda l’eventuale comparsa di sintomi di narcosi
d’azoto, anche se a ciò può concorrere in misura notevole
la minor profondità cui generalmente si è costretti ad operare
impiegando questo tipo di miscela.

I problemi.
Detto questo, sembrerebbe che il Nitrox possa rappresentare la panacea, la soluzione
di tutti o quasi quei problemi normalmente connessi con l’uso delle bombole,
anche se ovviamente le cose non stanno propriamente così.
A livello clinico è infatti ormai ben noto che l’ossigeno, se respirato
in concentrazioni e/o per tempi superiori ad una certa soglia critica può
dare adito ad una sintomatologia tossica a carico soprattutto del Sistema Nervoso
Centrale ma anche, sebbene in misura meno grave, a livello dell’apparato
polmonare.
Le convulsioni che ne derivano, pur non determinando di per sé la morte
del soggetto, ne possono però provocare il decesso per annegamento.
La suscettibilità individuale alla tossicità da ossigeno è
alquanto variabile e questa può mutare, anche nello stesso soggetto,
in periodi diversi; da ciò scaturisce la limitazione più importante
nell’impiego delle miscele iper-ossigenate come il Nitrox, che è
quella di non superare in nessun caso la soglia di profondità
massima prevista per la specifica miscela utilizzata.
A differenza della narcosi d’azoto, il cui manifestarsi è in genere
graduale ed avvertibile per cui un subacqueo esperto è quasi sempre in
grado ed ha tutto il tempo di porvi rimedio risalendo lentamente a profondità
minori, la tossicità da ossigeno spesso si manifesta repentinamente e
le convulsioni possono sopravvenire senza alcun preavviso.
In pratica, se utilizzando l’aria il limite di profondità per l’immersione
ricreativa è di 39 mt., questo tetto può però essere considerato
abbastanza “flessibile” in quanto, pur aumentando il rischio (di
MDD, di narcosi da azoto e di esaurimento dell’aria), se si attuano le
dovute precauzioni non si presentano in genere seri pericoli immediati almeno
fino ai 56 mt. (e, per i più esperti ed allenati, anche oltre), mentre
con il Nitrox i limiti consentiti per le varie percentuali di EAN vanno considerati
come assolutamente tassativi.
Oltre a ciò, i maggiori problemi associati all’impiego del Nitrox
derivano dalla preparazione della miscela e dalla sua manipolazione; questi
procedimenti risultano ancora alquanto macchinosi e più costosi rispetto
all’impiego di aria e questo forse è stato il motivo che ne ha
maggiormente limitato, finora, la diffusione.
Elevate concentrazioni di ossigeno, com’è noto, comportano un aumentato
rischio di incendio o esplosione e le attrezzature con esso utilizzate richiedono
particolari standard di sicurezza; in pratica, esse devono risultare ossigeno-compatibili.
Tra le altre cose è infatti necessario rimuovere ogni traccia di grassi
e/o di qualsiasi altra sostanza in grado di “reagire” con l’ossigeno
ad elevate concentrazioni, infiammandosi o esplodendo, da tutte le attrezzature
con le quali la miscela viene a contatto, bombole ed erogatori compresi.
In particolare, le bombole devono essere specificatamente approntate e contrassegnate
con la scritta “nitrox” ben in evidenza.
Il controllo del contenuto della bombola, effettuato con appositi analizzatori
di ossigeno, deve essere almeno duplice: uno eseguito dall’addetto alla
ricarica, l’altro personalmente dall’utilizzatore finale immediatamente
prima dell’immersione.
Nitrox: quando e perché
Alla fin fine, valutati tutti i pro ed i contro, può essere conveniente
immergersi con il Nitrox?
A questo quesito non c’è una risposta definitiva: il tutto dipende
dalla frequenza con la quale ci immergiamo, dal tipo di immersioni in programma
e dal tipo di Nitrox prescelto.
In parole povere se il nostro scopo è soltanto quello di prolungare il
tempo di fondo, solo in alcune ben determinate circostanze trarremo vantaggi
dall’impiego di questa tecnica (e cioè in quelle immersioni “quadre”
effettuate su di un fondale piatto o su un relitto a profondità comprese
tra i 30 e i 39 mt. a seconda del tipo di EAN utilizzato) poiché a profondità
inferiori si finirebbe l’aria molto prima di raggiungere i limiti di non
decompressione mentre a profondità maggiori il rischio risulterebbe davvero
troppo elevato.
Se invece lo scopo è quello di aumentare la sicurezza in acqua riducendo
la possibilità di comparsa di MDD soprattutto in chi ritiene di essere
un soggetto a rischio per motivi di età, fumo o sovrappeso o perché
è uso effettuare molte immersioni nel corso dell’anno, ripetute
e/o riavvicinate nel tempo, come frequentemente avviene nel corso di una vacanza
improntata all’attività subacquea, l’idea di partecipare
ad un breve e divertente corso per imparare l’uso del Nitrox va presa
seriamente in considerazione, in particolare se questo verrà poi usato
con le normali tabelle o con computer tarati sull’aria.
Nitrox: Pro e contro
| PRO | CONTRO |
| •
minori intervalli di superficie • tempi di fondo maggiori • ripetitive prolungate • maggior sicurezza se usato con tabelle o computer tarati ad aria • possibilità di riduzione di narcosi d’azoto • possibilità di riduzione della spossatezza post-immersione • possibilità di riduzione del rischio di MDD |
• tossicità dell’ossigeno
sul SNC in profondità • necessità di non superare assolutamente le profondità previste • necessità di un addestramento specifico • maggiori controlli pre-immersione • necessità di impiegare attrezzature apposite • maggiori costi rispetto all’ARA |
A cura di
Sergio Discepolo & Manuela Bonacina
Atmosphera Diving Club – Argentario
Tel.: 333 2918744
www.diveitaly.com/atmosphera
Gli autori sono a disposizione per approfondimenti e chiarimenti all’indirizzo
sdiscep@tin.it
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